Coopstartup: dare vita a un nuovo modello di impresa

Coopstartup meeting 2017

Coopstartup, il meeting 2017 ha chiuso i battenti venerdì a Bologna dopo tre giorni di confronto serrato tra startup innovative, imprese cooperative tradizionali, dirigenti di Coopfond e Legacoop ed esperti provenienti in gran parte dal mondo universitario e della ricerca (qui i profili degli intervenuti).

A tre anni dal debutto i numeri sono confortanti: 31 le startup cooperative che si sono costituite, frutto di un processo che ha visto il coinvolgimento di oltre 2.300 iscritti ai bandi e 469 idee progettuali sottoposte a selezione. Tre i nuovi bandi attualmente in corso: Coopstartup Emilia Ovest, Coopstartup Romagna e Coopstartup Friuli Venezia Giulia.

Ma perché parlare di startup cooperative e non di startup e basta?

Perché il progetto ha un’ambizione alta che va al di là delle cifre, pur ragguardevoli: quello che si vuole fare è contribuire a disegnare un nuovo modello d’impresa che tenga insieme innovazione e lavoro, sviluppo tecnologico e infrastruttura sociale.

Coopstartup: una via italiana per le imprese innovative?

Con il progetto promosso da Coopfond e Legacoop si va delineando una via italiana (ma in prospettiva forse anche europea) per le imprese innovative, profondamente diverso da quello della Silicon Valley che si sta mostrando inadeguato per una realtà come la nostra.

Del resto, ha ricordato la vicepresidente di Coopfond Eleonora Vanni, “i risultati di molte ricerche ci dicono che i Millenials hanno sviluppato una profonda sensibilità sociale“.

I valori che caratterizzano la nuova impresa sono quelli della cooperazione, ma declinati tenendo conto  della nuova éra che stiamo vivendo: cooperazione 4.0, è stata definita.

Cooperazione 4.0: quali i tratti distintivi?

Le startup cooperative hanno la sostenibilità ambientale incorporata“. – ha ricordato il direttore generale di Coopfond Aldo Soldi – “Per molte di loro questo valore è addirittura ragione d’impresa“.

L’etica è fondamentale“” – ha affermato il pro-rettore alla Ricerca dell’Alma Mater Antonino Rotolo, che nella sua università può contare su 6mila ricercatori e 85mila studenti tutti “teste pensanti che possono elaborare e fare sperimentazioni“.

Per la presidente di Legacoop Bologna, Rita Ghedini, “la tecnologia è l’innesco, ma la materia sono gli aggregati umani, occorre migliorare la partecipazione e l’acquisizione di competenze. Nel  mondo cooperativo c’è una grande diversità di competenze, dobbiamo farle contaminare creando reti di collaborazione in sistemi aperti e dialoganti tra loro. Nella cooperazione la concentrazione di lavoro è più alta: per qualcuno è un impaccio, ma per me è un vantaggio“.

L’innovazione si genera dentro una comunità sociale” – ha affermato Alessandro Giudici, Assistant professor di Strategia d’Impresa presso la Cass Business School di Londra, preannunciando l’avvio di un’indagine i cui risultati verranno pubblicati su riviste di livello internazionale – “Coopstartup propone un modello in cui si crea valore facilitando attività imprenditoriali indipendenti e decentralizzate, concentrandosi sul fornire risorse complementari e sullo sviluppo delle competenze dei membri. E’ un orchestratore di open-system“.

Non un modello estrattivo, quindi, che estrae valore solo per sé“, ha sottolineato Andrea Rapisardi, presidente della cooperativa LAMA, il quale tuttavia ha ammonito il mondo cooperativo a sfruttare di più e meglio le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Negli ultimi vent’anni ci hanno raccontato che esiste un solo modello d’impresa, quello estrattivo.” – ha denunciato Gianfranco Nappi, responsabile delle Attività strategiche di Idis-Città della Scienza – “E per affermare quel modello si è costruita una società senza senso. La vostra alterità non è un peso, ma un punto di forza“.

Un’alterità sintetizzata in modo semplice ma efficace nell’espressione “creare valore, ma non per depauperare qualcuno o qualcos’altro” da una delle fondatrici della startup Tatabox, Annina Loscalzo.

Startup cooperative: nascere è bello, crescere è difficile

Protagoniste del secondo giorno del meeting, quando si sono presentate con pitch di alcuni minuti riunendosi poi in assemblea, le startup hanno portato alla convention il loro orgoglio di essere protagoniste nella ricerca di un nuovo modello d’impresa ma anche le difficoltà legate alla crescita.

Innanzitutto la consapevolezza di non possedere tutte le competenze necessarie per affrontare i diversi aspetti del fare impresa, in particolare quelli finanziari e quelli legati alla comunicazione e al marketing.

Servirebbero dei tutor per l’accompagnamento nella fase post-seed, mentre per le neo-imprese che si trovano nella fase di avvio potrebbero essere utili dei tirocini formativi da effettuare presso imprese cooperative mature. A questo proposito è stata anche lanciata l’idea di un programma di accelerazione nazionale, ma si sta anche pensando a uno strumento (una piattaforma?) che serva a creare una rete permanente tra le stesse startup.

Un altro problema importante è quello della sostenibilità economica delle startup: accade che i soci si debbano accontentare di retribuzioni scarse o che addirittura debbano avere un’altra occupazione per poter vivere dignitosamente. La richiesta, di cui Coopfond e Legacoop dovrebbero farsi ambasciatori presso le istituzioni, è quella di poter avere una moratoria nel pagamento dei contributi nella fase iniziale dell’impresa.

Open innovation: invocata da tutti, praticata da pochi

Alcuni esempi di best practice nell’open innovation esistono già, ma sono rari.

Uno è quello fornito da Camst , impresa che si occupa di ristorazione e supporta startup innovative come SfogliAmo, presente all’interno di Fico Eataly presso la cui sede si è svolto il meeting.

Un altro esempio è quello di Artemista, nata dal progetto Coopstartup, che fa parte di una filiera nel comparto tessile-calzaturiero con cooperative mature per un progetto finanziato dall’Unione europea.

Chiamare le startup a collaborare non è qualcosa che rientra nelle buone maniere, ma è un bisogno fondamentale del movimento cooperativo se vogliamo continuare a esistere“, ha ammonito il presidente di Legacoop nazionale e di Coopfond, Mauro Lusetti.

E se le imprese non chiamano?

E’ nostro dovere dare spazio ai giovani, ma i giovani lo spazio se lo devono anche prendere“, è stata la sollecitazione del direttore generale di Coopfond, Aldo Soldi.

Le imprese nate dal progetto Coopstartup

  • 29Nove: produce e distribuisce spettacoli teatrali, officine formative e organizzazione di eventi
  • 3D-4Uman: progetta e realizza in 3D prodotti per il settore biomedicale
  • ABAcadabra: offre percorsi abilitativi personalizzati utilizzando la terapia ABA
  • Artemista progetta e realizza oggetti di design a partire da scarti di produzione
  • BimCo: sviluppa, produce e commercializza prodotti e servizi innovativi per l’edilizia
  • Biofan: produce beni alimentari salutistici valorizzando la castagna Igp del Monte Amiata
  • Boschi Vivi: offre un servizio cimiteriale alternativo per la dispersione delle ceneri in un bosco
  • Città della Cultura/Cultura della città: recupera e valorizza spazi e aree in disuso o da riqualificare
  • Coop@: è un birrificio artigianale e Brew-pub nato all’interno di una Casa del Popolo
  • Demoelà: offre prodotti e servizi per l’intrattenimento su supporto sia analogico che digitale
  • Brigì: offre servizi turistici per la valorizzazione del territorio e lo sviluppo delle attività locali
  • Ecoplanner: progetta e realizza eventi ecosostenibili per privati, enti pubblici e aziende
  • Erse: offre servizi di analisi ambientale integrata per la valutazione dell’impatto ambientale
  • Experience: offre servizi di locazione temporanea con co-progettazione di concept innovativi
  • Ghinghinelli: coltiva e commercializza prodotti biologici di alta qualità
  • H2Boat: produce un sistema che sfrutta la tecnologia all’idrogeno per l’alimentazione delle barche
  • Ippocratech: ha realizzato un videocapillaroscopio portatile ed ergonomico per la diagnostica
  • L’Alveare: gestisce un coworking con spazio baby per la conciliazione dei tempi famiglia-lavoro
  • La Biologica: trasforma e commercializza i prodotti a marchio bio delle aziende associate
  • MeetProject: è un coworking per giovani professionisti e imprese (italiani e migranti)
  • Multicoopter Drone: offre servizi altamente specializzati di video-riprese con droni
  • Progetto Centodue: offre servizi di trattamento dei rifiuti a basso impatto ambientale
  • Reborn Fibers: produce nuove fibre dal recupero dei cascami tessili e di capi d’abbigliamento
  • Sciabaca: fornisce tool e sistemi di supporto innovativi per la prevenzione delle dipendenze
  • Tatabox: offre uno spazio dedicato allo studio con servizi ideati sulle esigenze degli studenti
  • Tobilì: propone la cucina etnica come strumento di mediazione interculturale
  • Vascitour: offre servizi turistici a forte contenuto esperienziale nei bassi napoletani
  • Urban Trees Management: recupera zone degradate urbane e periurbane realizzando aree verdi
  • Ziguele: offre servizi di divulgazione ambientale e per la valorizzazione dell’ambiente marino

Delle 31 startup nate dal progetto Coopstartup solo due, Fucina delle Arti e Virginia, hanno chiuso i battenti.

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini

Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L’Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell’ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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