Coworking: nasce a Milano l’ufficio condiviso per scrittori e artisti

Coworking SLAM

Di coworking a Milano ce ne sono davvero tanti: 54 quelli certificati, molti di più se si considerano anche gli altri. Ma SLAM non è un coworking e basta, perché ha scelto di specializzarsi: sarà dedicato infatti ai lavoratori dell’editoria e dello spettacolo, due settori diversi ma contigui, che facilmente possono dare vita a progetti condivisi. Non a caso il suo fondatore è il 36enne Ciccio Rigoli, che ha frequentato entrambi questi ambiti e che ora ha deciso di mettere a frutto le esperienze maturate diventando imprenditore.

Il coworking del futuro sarà”verticale”

Rigoli ne è convinto: basta coworking generalisti, l’ufficio condiviso del futuro deve essere “verticale”. Per questo sta già pensando ai prossimi che fonderà nei settori del fashion e della fotografia.

Intanto oggi andrà a costituire la srl che darà vita a SLAM, che è l’acronimo di Spettacolo – Letteratura – Arte – Musica ma è anche un nome onomatopeico che ricorda lo sbattere della porta che si chiude o la schiacciata nella pallavolo.

Lo spazio, presentato al pubblico pochi giorni fa (nella foto, un momento della presentazione) ma che comincerà a essere operativo da giugno, si trova in via Ariberto (MM S. Agostino) e ospita su due piani 46 postazioni di lavoro, due sale riunioni, uno studio di registrazione audio-video per gli audio-book, oltre a un auditorium da 60 posti per presentare libri e spettacoli, corsi di formazione, prove di attori e performer.

Nel nostro coworking troveranno spazio scrittori, uffici stampa, redattori, grafici, piccole case editrici, studi editoriali, ma anche attori e registi” – spiega Rigoli. – “La contaminazione tra figure di settori differenti ma contigui potrà dare luogo a importanti collaborazioni: basti pensare che dai libri spesso vengono tratti film e spettacoli teatrali, ma questo è solo un esempio tra i tanti“.

Ma perché puntare proprio sui settori dell’editoria e dello spettacolo, che sono entrambi in crisi?

Innanzitutto non è vero che l’editoria è in crisi, in realtà ci sono segnali di ripresa. Certo anche quel mondo sta cambiando e infatti quando ho fondato StreetLib è perché volevo essere parte del cambiamento” – sostiene Rigoli. – “Milano poi da questo punto di vista è una città molto vivace: qui hanno sede il 20% delle case editrici e due master importanti del settore. Qui hanno sede enti come il Laboratorio Formentini e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori , realtà che mettono a disposizione spazi strumenti e competenze per la valorizzazione del lavoro editoriale“.

Del resto Rigoli stesso ha avuto un percorso lavorativo per così dire “doppio”. Nasce come cabarettista e poi si dedica alla stand up poetry, lettura sul palco di testi comici di cui lui stesso è autore. Lavora in case editrici come De Agostini, ma poi lascia per dedicarsi alla creazione di StreetLib, piattaforma di servizi per l’editoria digitale.

Ora questa nuova avventura, in cui avrà come soci la stessa StreetLib, una società di investitori (di cui non vuole rivelare il nome), lo scrittore e attore Paolo Agrati e altri privati cittadini.

SLAM si finanzia anche con il crowdfunding

I fondi per realizzare il progetto del coworking verticale derivano innanzitutto dai soci. A questi si aggiungono le donazioni che il fondatore spera vengano dalla campagna di crowdfunding lanciata su Starteed. L’obiettivo è raccogliere 7.000 euro, finora ne sono stati donati poco più di un migliaio. In cambio delle donazioni si offrono ingressi gratuiti al coworking (la lunghezza del periodo varia ovviamente in base all’entità dell’offerta) e corsi di formazione.

Credo molto in questo strumento” – afferma Rigoli, che lo ha già sperimentato per finanziare spettacoli teatrali. – “Gli artisti potrebbero trarne grossi vantaggi ma purtroppo non lo usano. Forse lo vedono come una specie di elemosina, invece non è così: tu offri qualcosa e in cambio ricevi soldi. In Italia, e soprattutto nell’ambito dei lavori di tipo creativo, sembra che parlare di soldi sia qualcosa di disdicevole. Si ha paura che chiedendo il dovuto poi non si verrà più richiamati. Ma se chi non retribuisce il tuo lavoro poi non ti richiama forse è meglio, no?  “.

Quella della giusta retribuzione del lavoro intellettuale e creativo è una battaglia che porta avanti con convinzione. Lui la sfida l’ha vinta (“con questo lavoro ci campo da 10 anni“), ma ora lo attende una sfida più grande. SLAM!

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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