Imprenditoria femminile, anche le ragazze possono

imprenditoria femminile

Il mondo imprenditoriale – e anche le startup non fanno eccezione! – è ad alto tasso di mascolinità. Ma anche le ragazze possono farcela, basta avere molta determinazione e non ascoltare familiari e amici che cercano in tutti i modi di distoglierti dai tuoi progetti.

Imprenditoria femminile: le storie di chi ce l’ha fatta

Le Ragazze Possono è un progetto di Polihub, l’incubatore per startup del Politecnico di Milano con altre realtà (capofila l’Associazione Nazionale Donne Ingegneri e Architetti) che si svolge nell’ambito dell’iniziativa di Regione Lombardia “Progettare la Parità in Lombardia”.

Ieri, presso la sede dell’incubatore universitario, “secondo in Europa e quinto nel mondo” come ha ricordato Claudia Pingue, le studentesse hanno potuto ascoltare quattro storie di donne che ce l’hanno fatta.

imprenditoria femminile

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I numeri dell’imprenditoria femminile purtroppo non sono positivi: sul totale delle idee valutate in Polihub quelle presentate da donne sono pari al 6%, un dato addirittura inferiore a quello nazionale che è del 15%.

Ecco allora perché è importante avere dei modelli, esempi di donne che ci hanno provato e hanno avuto successo, perché ci hanno creduto, perché hanno osato e non si sono lasciate scoraggiare da chi le consigliava di lasciar perdere.

Codemotion: la startup che organizza eventi tecnologici

Come Chiara Russo di Codemotion, un concentrato di energia e passione, una giovane donna che non ha rinunciato a realizzarsi professionalmente ma neppure a essere mamma.

Mi sono laureata in Ingegneria Informatica nel ’99, in facoltà le donne erano pochissime. Mi guardavano come un marziano oppure mi ignoravano, per sentirmi parte del gruppo ho imparato a giocare a calcetto… Dopo l’Università ho lavorato in azienda, avevo un buon lavoro ma poi per caso ho incontrato Mara, che organizzava eventi in ambito tecnologico. Anche lei aveva un altro lavoro, gli eventi li organizzavamo di notte. A un certo punto non ce l’ho più fatta e ho deciso di licenziarmi per dare vita insieme a lei a Codemotion. I miei familiari e i gli amici mi dicevano che ero pazza a lasciare un buon lavoro per un’avventura dall’esito dubbio, ma io non li ho ascoltati. Oggi Codemotion è una realtà presente in 9 Paesi, in Italia abbiamo un team di 30 persone e molte sono donne. Un anno fa ho avuto una bambina, quando aveva pochi mesi ha partecipato al suo primo hackaton perché l’avevo portata con me… Non vi dico che sia facile, di notte dormo ancora poco, ma è anche perché se il lavoro ti piace hai voglia di farlo crescere. Non sono wonder women, se ce l’ho fatta io ce la potete fare anche voi! In campo tecnologico i posti di lavoro ci sono, quello che manca sono i  lavoratori adeguatamente formati per ricoprirli. Per questo abbiamo dato vita a Codemotion Kids, perché i bambini e le bambine possano crescere pensando che la tecnologia non è qualcosa di impossibile da affrontare“.

In Microsoft si cercano figure tecniche anche femminili

Percorso differente ma uguale determinazione per Giovanna Roversi, che in Microsoft Italia si occupa di Digital Marketing. Durante il corso di laurea in Economia ha avuto l’opportunità di fare uno stage nell’azienda fondata da Bill Gates e al termine del periodo è stata assunta.

Il mio ruolo consiste nel coordinare un team di cosiddetti evangelisti, che sono coloro che devono far conoscere i nostri prodotti. Io non ho competenze tecniche ma non me ne faccio un problema, quando non capisco qualcosa chiedo e mi viene spiegato. Il team è composto al 50% da maschi e 50% da femmine, perché è importante avere sia l’approccio maschile che quello femminile. Microsoft però fatica a trovare personale con competenze tecniche, quindi consiglio alle ragazze di buttarsi in questo settore“.

Redooc e Piano C: due startup a vocazione sociale

L’imprenditoria femminile è più forte in alcuni settori, come quello dei servizi e del retail: lo ha ricordato Evila Piva del Politecnico di Milano, adducendo tra le motivazioni di questa tendenza il desiderio di una maggiore flessibilità che permetta di conciliare vita privata e vita lavorativa.

Ed è proprio per venire incontro a questa necessità che è nata Piano C, un coworking per mamme con annesso spazio bimbi che mette in campo anche percorsi di orientamento per un rientro delle donne nel mondo del lavoro.

La nostra è una startup a vocazione sociale perché risponde a un problema grave e reale come quello dell’insufficiente presenza delle donne nel mondo del lavoro“, ha affermato Sofia Borri. “Ma il problema non è solo quello di avere più nidi e servizi per i figli, perché le donne hanno anche la difficoltà di riconoscere il proprio talento e noi le aiutiamo anche in questo oltre che nel toglierle dall’isolamento in cui la maternità spesso le relega“.

Sul ruolo di Cenerentola delle materie scientifiche nella scuola italiana ha invece insistito Chiara Burberi di Redooc, una piattaforma per l’insegnamento online della matematica.

Vogliamo cambiare il modo in cui si fa education – ha detto – Pensare in modo non convenzionale è più importante di un voto con la lode“.

Ma l’imprenditoria femminile può anche essere incentivata da esperienze all’estero come ha ricordato Francesca Cerati, di Nòva-Il Sole 24 ore, che ha moderato la tavola rotonda.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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