Lavorare in una startup

Lavorare in una startup ad AlloraCrealo!

Le startup producono occupazione? Dove cercare gli annunci?

Quali requisiti sono necessari per lavorare in una startup? E ancora: in questo tipo di lavoro, sono maggiori le frustrazioni o le gratificazioni?

Domande che molti  si pongono e a cui hanno risposto Michele Tosi di Trentino Sviluppo, Mattia Larentis di Spazio Dati, Alessandro Ligabò di TechPeaks, Luca Silvestri di Ecogriddy e lo psicologo del Lavoro Matteo Plevano in un incontro molto partecipato ad AlloraCrealo! il Festival di Trento dedicato alla giovane imprenditoria.

La risposta alla prima domanda sembra essere positiva anche se non sono stati forniti dati statistici. A testimoniarlo ci sono però alcune piattaforme: oltre alla già citata TechPeaks (una decina le posizioni attualmente aperte), ci sono F6S.com e Angel.co, dove le startup  postano i loro annunci. Si tratta di piattaforme di respiro europeo e quindi condizione imprescindibile è la conoscenza della lingua inglese (d’altra parte si dovrebbe aver capito ormai che senza questa competenza non si va da nessuna parte in un mondo sempre più globalizzato!).

Attenzione però: “il mercato dell’Ict è fortemente competitivo” e “le startup cercano persone con doti di eccellenza” ha avvertito Ligabò.

Lavorare in una startup richiede grande flessibilità  e attitudine commerciale.

Sulla necessità di essere flessibili hanno insistito sia Plevano che Larentis.

Anche perché “la startup è alla continua ricerca di un proprio equilibrio“, ha sottolineato Tosi. “I microfallimenti sono continui, è un continuo cercare sbagliando e anche i dipendenti in una startup sono un po’ imprenditori, devono mettersi in gioco e condividere il rischio. Il rovescio della medaglia è che il percorso accidentato può essere stimolante per il team” (sempre Tosi).

La flessibilità si traduce anche nel possesso di competenze trasversali come quella commerciale che, ha affermato Plevano, deve essere posseduta da tutti i componenti del gruppo.

Ma flessibilità vuol dire anche “essere capaci di cogliere le nuove opportunità di business che si presentano cammin facendo, senza dimenticare però la vision aziendale” (Silvestri).

C’è anche chi, e Luca Silvestri l’ha testimoniato con la sua storia personale, lascia un lavoro sicuro in azienda per fondare una startup con tutti i rischi del caso.

In Italia, con il tasso di disoccupazione tra i più alti d’Europa, può sembrare una follia…

Eppure, nonostante il rischio sia alto, lavorare in una startup può anche farti sentire “protetto”.

Perché, ha raccontato Mattia Larentis, “si crea come una specie di famiglia in cui tutti cercano di dare una mano per tenere a galla la barca“.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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