“Nelle aziende per i programmatori solo ruoli esecutivi”.

Lo sostiene Simone Carcone, 27 anni, romano. Un vulcano di idee che in genere riesce a realizzare. Ha studiato Matematica a Tor Vergata ma come molti creativi ha abbandonato gli studi e per di più a soli due esami dalla laurea. Pentito? Manco per sogno.

Lavoro come programmatore free-lance, nessuno mi chiede se ho la laurea ma che cosa so fare. I primi clienti sono arrivati grazie ad amici e conoscenti, ma poi sono aumentati al punto che ho potuto permettermi di rifiutare alcune offerte per entrare in azienda. Molte cose, come lo sviluppo di app, le ho imparate da solo, all’Università non le insegnavano. Oggi posso dire di possedere strumenti per creare in modo veloce e autonomo. Nelle aziende, se sono di grandi dimensioni, ti ritrovi a eseguire il compitino che ti assegnano; se sono piccole pensano più al profitto che all’innovazione”.

Simone è anche un maker. Non a caso ha fondato con altri un’associazione culturale, di cui è presidente, che gestisce uno spazio di coworking con annesso laboratorio per artigiani 2.0. Si trova sulla Tuscolana e si chiama Lets-make. Tre dei soci fondatori attualmente si sono trasferiti a Londra, due di loro lavorano nell’animazione e modellazione 3d.

In Italia non avrebbero chances“, commenta Simone, che prima dell’estate ha trascorso tre mesi in Cina collaborando con una startup con base a Londra ma con team tutto italiano.

A Londra c’è molta richiesta di persone con specializzazioni in ambito tecnologico e ci sono agenzie nate appositamente per mettere in contatto domanda e offerta. In Italia purtroppo in questo settore c’è chi si improvvisa e questo abbassa un po’ il livello. In Cina invece non ho trovato una grande differenza di preparazione“.

Un nuovo progetto per insegnare il coding ai bambini.

L’ultimo progetto di Simone è CubeCode, un programma per insegnare gli elementi base del coding ai bambini dai 6 ai 14 anni. La novità, rispetto ad altri programmi già conosciuti e utilizzati come per esempio Scratch, è che vengono coinvolti il tatto e la vista grazie all’utilizzo di una griglia e di cubi di cartone raggruppati per 4 diversi livelli di difficoltà. Il progetto, presentato all’ultima Maker Faire di Roma, ha riscosso un grande successo e una settantina di scuole hanno dato la propria disponibilità a sperimentarlo. L’app, per Android e Ios, sarà scaricabile gratuitamente mentre il kit (griglia+ cubi) sarà acquistabile a 25 euro.

Ora mi trovo a un bivio: devo decidere se abbandonare il mio lavoro precedente e ben avviato per dedicarmi interamente a questo progetto. Tutti mi dicono che è fighissimo, ma come faccio ad avere la certezza del risultato?“.

Simone deciderà dopo che sarà terminata la sperimentazione nelle scuole. Comunque vada, la sua, non c’è dubbio, è una storia di successo.

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