Startup, una su cento ce la fa

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Milano Finanza fotografa lo stato delle imprese innovative.

Startupper: un mestiere in cui non basta essere giovani e volenterosi, avere un’idea brillante e soldi da investire. “Un mestiere per duri”, dove se ti va bene cominci a incassare dopo qualche anno dallo start. Quindi non un’alternativa al posto di lavoro.

Questa in estrema sintesi la fotografia non molto incoraggiante uscita dal convegno “Startup, molto rumore per nulla?” organizzato ieri da Milano Finanza e nel corso del quale è stata presentata una dettagliata analisi sull’andamento delle oltre 5.000 società iscritte al registro delle startup innovative.

Una su cento ce la fa“, ha parodiato Vincenzo Perrone, ordinario presso l’Università Bocconi e fondatore di Leanus, la società che ha realizzato  l’indagine.

Già, perché sulle 5.161 startup innovative solo 50 sono le “star”, ovvero quelle che crescono e mantengono al contempo un solido profilo economico e finanziario.

Tra queste troviamo per esempio DoveConviene, Cortilia, Next, Musixmatch, Civitanavi Systems, Formula, Personal Genomics, DriveK, Hunext, Freeray, Recy Technologies, i&m.

Le “star” hanno un ottimo profilo economico e patrimoniale e un buon profilo finanziario, ma anche queste startup “sane” hanno difficoltà a incassare i propri crediti.

Sono tallonate (si fa per dire) dalle runners, quelle che crescono molto ma sono in affanno, generalmente per mancanza di liquidità (l’8,7% del totale).

E poi ci sono 4.000 imprese che non crescono, “in stato di sonno” le ha definite Alessandro Fischetti, fondatore e amministratore di Leanus a cui è toccato il compito di illustrare l’analisi nel dettaglio.

Il settore delle startup innovative infatti è caratterizzato da un alto tasso di concentrazione: il 20% genera quasi il 90% dei ricavi, ovvero oltre 4.000 imprese generano meno di 100.000 euro di ricavi.

Startup innovative: il digitale è un’opportunità sì o no?

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi invece vede il mezzo vuoto.

Per Alberto Fioravanti, fondatore e presidente esecutivo di Digital Magics, “il digitale è una grande opportunità per l’Italia. Essendo più indietro rispetto ad altre nazioni non possiamo che crescere e l’Italia digitale è quello che dobbiamo costruire nei prossimi 10-15 anni avvalendoci delle energie dei giovani“.

Il mercato italiano è troppo piccolo e quello europeo è un mercato di sola offerta, non c’è domanda – ha ribattuto Massimiliano Magrini, co-fondatore di United VenturesUsa e Uk insieme detengono il 70-80% del mercato. Bisogna dare il messaggio che anche in Italia ci sono imprese tecnologiche avanzate“.

Un dato interessante è tra l’altro quello relativo ai settori in cui operano le startup innovative: il 75,5% appartiene a quello dei servizi, dove predomina l’attività relativa alla produzione di software (1.543 imprese registrate).

 Startup: investitori istituzionali i grandi assenti

“Sul lato investimenti in Italia mancano all’appello i grandi investitori istituzionali e le grandi imprese che hanno difficoltà ad aprirsi all’innovazione“, è l’atto d’accusa di Magrini.

Ma chi sono i grandi investitori istituzionali sul tavolo degli imputati?

I fondi pensione, le compagnie di assicurazione e le casse previdenziali: sono loro che in tutto il mondo finanziano il venture capital”, ha sottolineato Gabriele Cappellini, amministratore delegato del Fondo Italiano di Investimento Sgr.

L’equity crowdfunding può essere una risorsa?

In Europa sta crescendo a tre cifre – è la buona notizia data da Fabrizio Barini, Head of  New Business Development di Intermonte Sim – Ma anche in Italia ci sono grandi margini di crescita: abbiamo una legislazione favorevole, così come anche il nuovo regolamento Consob. E poi gli italiani sono grandi utilizzatori di home-banking, puntiamo a 1 milione di investitori“.

E le banche, quale il loro ruolo?

Possono fungere da acceleratori e fare da tramite tra startup e venture capital, come fa Banca Intesa con Startup Initiative, o ancora far incontrare le imprese innovative con le grandi aziende come la stessa banca fa attraverso un’altra piattaforma, Tech Marketplace.

Ma ricordiamoci che le startup non sono solo aziende, sono un fattore di trasformazione globale“, ha ammonito in chiusura Livio Scalvini, Director Corporate Innovation di Intesa Sanpaolo.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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