Startup: crescita maggiore se a investire sono le imprese

Startup (SMAU 2017)

Startup: tassi di mortalità più bassi e migliori performance economiche se a investire sono le imprese, ovvero quelli che con termine tecnico vengono chiamati CVC (Corporate Venture Capital). E’ solo uno dei tanti elementi positivi emersi dall’indagine Cerved presentata ieri, martedì 24, a SMAU per il secondo Osservatorio sull’Open Innovation a cura di Assolombarda e Italia Startup.

Questo mercato sta diventando qualcosa di serio, è in atto un consolidamento“, ha affermato il direttore di Italia Startup  Federico Barilli introducendo la plenaria, mentre Stefano Venturi di Assolombarda ha rivendicato il merito all’Advisory Board della propria associazione di aver portato oltre 300 startup a “contaminarsi” con le aziende.

Le imprese che investono in startup sono cresciute del 31%

Sono 6.727 gli investitori in CVC, con una crescita pari al 31% rispetto all’anno precedente.

Un dato interessante è che a investire non sono solo le grandi imprese, ma anche le medie e piccole e tra queste ultime il fenomeno è in crescita (+39% le medie, +45% le piccole).

Un altro aspetto che colpisce e fa riflettere è che gli investimenti non riguardano necessariamente né il settore di appartenenza né il territorio di riferimento.

Il 56% dei soci di CVC ha investito in una impresa innovativa che ha sede in un’altra regione (con un flusso consistente di investimenti del Nord che va a beneficio di startup innovative nel Centro-Sud), mentre addirittura il 95% ha investito in una società che opera in un diverso settore merceologico. In particolare, mentre lo scorso anno gli investimenti si concentravano in software e informatica, quest’anno si verifica una concentrazione nel settore Ricerca e Sviluppo, fenomeno che rivela una coerenza con il lancio del piano governativo Industria 4.0.

Investire in startup fa bene alle imprese tradizionali: i dati rilevano infatti che le corporate che investono in CVC hanno ottenuto risultati migliori sia riguardo alla capacità di accrescere il valore aggiunto sia in termini di redditività netta.

Startup: tassi di mortalità più bassi se a investire sono CVC

E’ risaputo che uno dei maggiori problemi che affliggono le startup innovative è quello dell’alto tasso di mortalità.

L’indagine Cerved rileva però che questo rischio è decisamente più basso (4,1%) tra le startup partecipate da CVC, a fronte di un 13% se gli investitori sono persone fisiche e del 16% nel caso di investitori specializzati.

Ma anche le performance economiche sono migliori: tra il 2015 e il 2016 il 77% delle startup innovative partecipate da corporate ha aumentato i ricavi grazie alla maggiore dotazione patrimoniale.

Startup: attraverso quali canali vengono selezionate?

La seconda parte della plenaria è stata dedicata a capire come avviene la scelta delle startup in cui investire, anche attraverso alcuni casi di successo raccolti da Bto Research e raccontati in prima persona dai protagonisti.

Le modalità attraverso cui si entra in contatto sono diverse: generalmente le aziende lanciano dei contest per startup all’interno dei quali avviene la selezione (è il caso di ZCube e di Arrow), altre stringono collaborazioni con università e centri di ricerca (Aizoon) o con incubatori e acceleratori (Add Value).

Piuttosto singolare il caso di Macnil, nata nel 2001 come azienda di informatica, elettronica e telecomunicazioni e che oggi progetta e realizza sistemi di telecontrollo nei settori Automotive, Telematics e Telemedicina. Acquisita nel 2014 dal Gruppo Zucchetti, ha a sua volta acquisito nel 2016 il brand Gt Alarm passando da 3 a 10 milioni di fatturato.

Il consiglio che do alle imprese innovative è di non essere gelose della propria creatura ma di guardare avanti ed essere lungimiranti, anche se so che la cessione è sempre un momento delicato” – ha commentato la cofondatrice di Macnil, Mariarosa Costanza – “E’ importante saper gestire il cambiamento sempre, sia quando si viene acquisiti sia quando siamo noi a investire“.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini

Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L’Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell’ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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