Startupper a cinquant’anni per far rinascere un mito

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Si può essere startupper di successo avendo superato la cinquantina, purché si abbia l’entusiasmo incrollabile di un ventenne. L’affascinante avventura che ha portato alla rinascita di un’azienda protagonista della storia motociclistica italiana degli anni Settanta, è stata raccontata durante il TEDxTrento da Vittorino Filippas.

Oltre a gestire rilanci di PMI con modalità lean in ambito internazionale, Filippas insegna come farlo agli studenti dell’Università di Trento e di  molte scuole superiori (qui un post in cui spiega quali sono le skill necessarie per diventare startupper di successo).

Il sogno: rilanciare l’azienda produttrice del Caballero

Per essere startupper (o re-startupper) di successo  occorre avere innanzitutto un sogno.

Il sogno di Filippas e di suoi altri quattro amici  era rilanciare l’azienda produttrice del Caballero, il mito degli adolescenti negli anni Settanta.

Se avevi il Caballero le ragazzine ti correvano dietro, altrimenti eri tu a dover correre dietro alle ragazzine“, racconta.

Nel’aprile 2014 lui e altri tre vengono invitati a cena da un amico-collega con cui avevano diviso un’esaltante esperienza di rilancio di un’altra casa motociclistica. Ed è durante questa serata conviviale che l’ospite annuncia che la Fantic è in grave crisi e rischia la chiusura o, nel migliore dei casi, l’acquisto da parte di una multinazionale che getterà il famoso marchio italiano nel dimenticatoio.

Ci è corso un brivido lungo la schiena, ma fra tutti accumulavamo cento anni di esperienza nel settore. Tra lasciare che il destino facesse il suo corso o mettere la firma sul più grande piano di rilancio europeo, indovinate che cosa abbiamo scelto?“.

Il piano di rilancio, la ricerca di investitori

Ed ecco il piano che i cinque amici-colleghi mettono a punto:

  1. Continuare a produrre moto da fuoristrada migliorando la rete di vendita
  2. Rivitalizzare il Caballero, aggiungendo nuova tecnologia a un prodotto tradizionale (operazione simile a quella fatta da Fiat con la Cinquecento e da Bmw con la Mini)
  3. Ampliare la gamma dei prodotti puntando sulla mobilità elettrica, a partire dalle mountain bike per poi arrivare alle biciclette a pedalata assistita

Per poter realizzare il piano servono investimenti. Ed è così che il team si trova ad affrontare lo stesso problema di chiunque voglia diventare uno startupper: la ricerca di finanziatori. 

Ci siamo preparati una presentazione e abbiamo cercato imprenditori che potessero finanziarci. Ci siamo trovati di fronte persone più o meno come noi, con la nostra età e il Caballero stampato nel cuore“.

Il gioco è fatto, l’avventura può avere inizio.

Tre anni in discesa e il sogno diventa realtà

L’8 novembre 2014 inizia l’avventura.

Siamo partiti con un team affiatato, sei investitori che hanno creduto nel nostro sogno, 1 milione di fatturato e finanze sufficienti per rilanciare l’azienda“.

Da lì in poi la strada appare sempre più in discesa.

Nel 2015 viene lanciata la prima bici elettrica e rinnovata la gamma delle moto. L’anno si chiude quasi in pareggio, con 5 milioni di fatturato.

Nel 2016 viene ampliata la gamma di bici elettriche e contemporaneamente concepito il nuovo Caballero. A Milano, alla più grande fiera di settore, l’accoglienza è trionfale. L’anno si chiude con il doppio del fatturato dell’anno precedente e gli investitori deliberano un aumento di capitale.

Nel 2017 il Caballero viene ingegnerizzato per metterlo in produzione. Nello stesso anno viene lanciato un nuovo modello di bici elettrica con ruote di diversa dimensione e con differenti prestazioni. “Il nostro gioiellino“, la definisce Filippas, presentandola al pubblico del TEDxTrento (nella foto).

L’anno si chiuderà con 15 milioni di fatturato, mentre le previsioni per il prossimo sono in deciso aumento considerata la mole di ordinativi.

Avere fiducia, fare, assumersi dei rischi: la chiave del successo

Occorre avere fiducia: fiducia nell’idea e nel team, e poi instillare fiducia negli investitori. Ma è anche importante agire, assumendosi dei rischi. Senza azione non accade nulla se non nella pubblicità, ma agire significa anche tanto sudore. Con questi ingredienti i sogni possono diventare realtà, altrimenti restano nel cassetto a fare la muffa“.

Dell’entusiasmo abbiamo già detto all’inizio.

Sulle nostre carte d’identità ci sono scritti anni tra il 1955 e il 1959, ma dev’esserci un errore di stampa. Noi ci sentiamo tutti ventenni“.

 

 

 

 

 

 

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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