Lavorare in Polonia lasciando l’Italia dove si era creato un nome grazie al suo progetto “imbianchino 2.0”, le tv e i giornali lo intervistavano ma dove, nonostante la notorietà acquisita, non è riuscito a raggiungere l’indipendenza economica. Un paradosso? O la realtà di tanti giovani costretti a lasciare il proprio Paese per un lavoro e una vita più dignitosi?

Lavorare in Polonia: grazie ai fondi Ue le aziende investono

Diego Mulfari ha 33 anni, una laurea in Comunicazione ed Editoria multimediale e un master in Manager per l’Open Innovation e reti per le Pmi.

La sua passione è il marketing, che lui intende come la professione che serve a”creare valore per l’economia reale e far crescere gli imprenditori in modo etico e sostenibile“.

E’ conosciuto soprattutto per aver creato la figura dell’imbianchino 2.0, avendo restituito con l’uso delle tecnologie digitali un futuro al padre la cui impresa artigianale stava soccombendo.

La storia era piaciuta ai media che se lo contendevano per intervistarlo e alle istituzioni che lo invitavano a intervenire in workshop ed eventi ma sempre a titolo gratuito.

Tra i fondatori di Brianza Restart, un’associazione nata con l’obiettivo di diffondere l’alfabetizzazione digitale tra i piccoli imprenditori, nel giugno scorso ha gettato la spugna accettando un lavoro a Lodz, città della Polonia centrale.

Qui, grazie all’utilizzo dei fondi europei le aziende investono“-  afferma Diego – “Sto finalmente vivendo una situazione in cui vige la meritocrazia e le competenze vengono riconosciute“.

Nell’azienda di Lodz, dove lavora nel customer care, è arrivato grazie all’annuncio di un’agenzia interinale che poi l’ha accompagnato in tutto l’iter fino all’assunzione.

Tra pochi giorni lascerà Lodz per Cracovia, dove lo attende un lavoro in Accenture per l’AdWords di Google. Per ottenerlo ha dovuto superare cinque colloqui in lingua inglese.

Voglia di cambiamento ma anche rispetto della tradizione

In Polonia si sta vivendo un po’ la situazione che c’era in Italia negli anni Sessanta” – racconta Diego – “Però la differenza è che qui c’è anche molto attaccamento alle proprie tradizioni“.

Il risultato è una grande dinamicità nel mondo del lavoro, che attrae molti giovani da tutto il mondo, ma anche un accentuato nazionalismo che a volte può sfociare in reazioni di intolleranza nei confronti degli stranieri in particolare di quelli di colore.

Questa è la differenza culturale che faccio più fatica ad accettare” – afferma – Non nascondo che i primi tempi sono stati difficili, anche perché avevo una sistemazione di fortuna in un ostello e anche il meteo inclemente non aiutava“.

Lavorare in Polonia conviene?

Superate le prime difficoltà oggi il giovane marketer è pienamente soddisfatto della propria condizione. Guadagna più del doppio di uno stipendio medio e grazie anche al basso costo della vita può condurre un’esistenza indipendente e dignitosa.

Cosa che in Italia non sono riuscito a ottenere” – ammette con amarezza e un po’ di risentimento – “Credo di aver dato tanto al mio Paese, ma in cambio non ho avuto molto“.

Diego ha creato un blog con cui vorrebbe aiutare i giovani come lui in cerca di lavoro in Polonia (https://lavorareinpolonia.wordpress.com/).

Può essere contattato anche attraverso la sua pagina Facebook.(https://www.facebook.com/diego.mulfari).

 

 

12 settembre 2017
lavorare in Polonia (Diego Mulfari)

Lavorare in Polonia: qui c’è meritocrazia e le aziende investono

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