Lavorare a Bruxelles: molte opportunità, ma competizione alle stelle

Lavorare a Bruxelles

Lavorare a Bruxelles è il sogno di molti giovani italiani. Marzia Buonaroti (nella foto) è una di quelli che ce l’hanno fatta, che ha trasformato il sogno in realtà. Trentaduenne originaria di Pescara, dal 2015 lavora in GOPAcom. come Project manager. Realizzare il suo sogno, nato sui banchi della scuola media, non è stato facile perché, dice “a Bruxelles le opportunità sono tante, ma la competizione è altissima“.

Lavorare a Bruxelles: quali sono le competenze necessarie

Essere molto qualificati, avere capacità di fare networking, metterci tanta buona volontà“: sono queste, secondo Marzia Buonaroti, le qualità necessarie per ottenere un lavoro nella città sede di importanti istituzioni come la Commissione Europea.

Laureata in Mediazione Linguistica e Affari internazionali presso l’università La Sapienza di Roma, ha poi conseguito un diploma in Translation and Interpreting presso l’Università di Westminster. In seguito ha anche frequentato due master: uno in Multilingual Communication and International Relations presso la Libera Università di Bruxelles e l’altro  in European Affairs and Communication presso lo IHECS (dove dal prossimo febbraio terrà dei corsi).

Conosce sei lingue: inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo e portoghese.

Per trovare lavoro a Bruxelles ha risposto a un annuncio online

Sulla sua preparazione non ci sono dubbi. Ma praticamente, come ha fatto a trovare un’occupazione?

Ho risposto a un annuncio su uno dei siti specializzati attraverso cui le aziende reclutano il personale” – racconta – Ho poi dovuto sostenere diversi colloqui in lingua sia inglese che francese“.

Il suo lavoro, che consiste principalmente nella partecipazione a gare d’appalto per progetti della Commissione Europea e in particolare quelli del settore cooperazione e sviluppo, le piace molto.

Ci sono diversi aspetti tecnici ma c’è anche una parte creativa” – spiega – “I limiti invece sono soprattutto quelli posti dalla burocrazia“.

Attualmente sta partecipando al progetto Watify.eu, che vuole stimolare la trasformazione tecnologica delle PMI in Europa e l’imprenditoria digitale nelle startup.

Europa: un amore nato sui banchi di scuola

La passione per l’Europa per Marzia è nata sui banchi della scuola media, grazie a un professore di lettere.

Erano i tempi di Maastricht e di lì a poco sarebbe nato l’euro” – ricorda – “Lui ce ne parlava con entusiasmo e ci faceva leggere testi di Jacques Le Goff. Molti miei compagni se ne ricordano ancora, anche se poi non hanno intrapreso lo stesso mio percorso“.

Un’altra tappa importante è stato poi l’Erasmus, che Marzia ha fatto in Francia, a Chambery.

Lì ho capito che volevo continuare la mia carriera all’estero. E anche quando sono andata a New York per uno stage presso l’ONU perché volevo vedere come si lavora in un organismo internazionale, in realtà mi sono ulteriormente convinta della mia scelta europeista“.

Vivere e lavorare a Bruxelles: una scelta per il futuro

Marzia Buonaroti non pensa di tornare in Italia. Il suo futuro lo immagina a Bruxelles, dove ha trovato non solo un lavoro che la soddisfa, ma anche amici da frequentare e interessi da praticare nel tempo libero.

I suoi hobby sono la musica (suona il pianoforte) e la danza moderna.

A titolo volontario partecipa anche a un Think tank nato in ambito universitario, che approfondisce temi legati alla politica e alla comunicazione europea. In quanto membro dell’associazione ha pubblicato due report: sul Movimento 5 Stelle e sulle Fake News.

Ai giovani italiani che ogni anno fanno domanda per uno stage presso la Commissione Europea lancia un messaggio che non vuole essere scoraggiante, ma realistico.

Tra i tanti che presentano domanda per uno stage alla Commissione Europea, gli italiani sono i più numerosi. Gli stranieri spesso sono molto qualificati, per esempio conoscono diverse lingue. So di alcuni connazionali che prima di trovare lavoro hanno dovuto fare anche due o tre stage“.

Forse allora alle skill necessarie per emergere in Europa enunciate da Marzia, occorrerebbe aggiungerne un’altra: tanta determinazione. Quella che lei ha dimostrato di avere.

 

 

 

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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