Studiare all’estero ma poi tornare in Italia: la difficile scelta di Michaela

Studiare all'estero (Michaela Tutone)

Studiare all’estero perché l’offerta formativa è migliore, ma con l’idea di tornare in Italia e cercare lavoro qui. Michaela Tutone, 23enne laureata in Biologia molecolare, attualmente sta facendo un master a Utrecht in Olanda.

Studiare all’estero prepara a entrare nel mondo del lavoro

Nonostante la giovane età è una ragazza con le idee molto chiare: il suo futuro lo vuole costruire qui anche se è ben consapevole delle difficoltà che la attendono. Perché, dice, “è troppo facile lamentarsi e basta, io voglio tornare e cercare di cambiare le cose in meglio“.

Figlia di genitori americani, Michaela si sente italiana. In Italia, in provincia di Lecco dove risiede la madre Monica Holly, ha preso il diploma di liceo scientifico. L’Università, facoltà di Biologia molecolare, invece, l’ha frequentata a Bellingham nello stato di Washington.

Tornata in Italia dopo la laurea avrebbe voluto iscriversi a un master per specializzarsi, ma non ha trovato nulla che la soddisfacesse. Cercando su Google ha individuato diverse opportunità sia in Germania che in Olanda e ha presentato una decina di domande in entrambi i Paesi superando una rigida selezione. Alla fine la scelta è caduta sul corso di specializzazione in Drug Innovation presso l’università di Utrecht, il cui programma le è sembrato più innovativo.

L’attività formativa è anche pratica, non solo teorica

Quello che mi ha spinto a decidere per il master che sto frequentando da settembre è soprattutto il fatto che ci sono lunghi periodi di attività pratica – spiega Michaela, di passaggio in Italia per trascorrere le vacanze di Natale con la famiglia – Per nove mesi dovrò lavorare in laboratorio dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio, un allenamento molto utile per il mio lavoro futuro. Oltre a questo tirocinio, ne è previsto anche un altro di sei mesi da svolgere o in laboratorio o in azienda“.

Il master, della durata di due anni, prevede anche corsi teorici di cui alcuni obbligatori (Drug Discovery e Drug Regulation) e altri invece opzionali anche se sempre all’interno del settore Life Sciences.

L’altro aspetto che giudico molto positivo è che ci spingono ad assumere una mentalità di tipo imprenditoriale e a saper proporre in modo efficace le nostre idee attraverso pitch e power point, anche grazie a contatti con manager aziendali. Allo stesso tempo, però, si punta molto sul lavoro in team, aspetto invece piuttosto trascurato nella formazione in Italia“.

Si lavora molto in team – gruppi di sei studenti seguiti da un coach – anche nel programma opzionale Young Innovators a cui Michaela ha aderito e per cui è stata selezionata: il programma consiste nell’assegnare a ciascun gruppo un problema, come per esempio l’alto numero di decessi per morso di serpente in Africa o la situazione dei profughi a Utrecht, per il quale deve essere studiata e trovata una soluzione.

Per superare la selezione ci vuole una lettera motivazionale convincente

La trafila per essere ammessa al master è stata abbastanza semplice e veloce, ma la selezione è stata dura: su 1.000 che hanno presentato domanda, 100 sono stati ammessi al colloquio (sostenuto via Skype, in lingua inglese) e 40 sono gli iscritti a frequentare il corso. Di questi, 15 sono stranieri di cui tre italiani.

Penso che a decidere l’ammissione sia soprattutto la lettera motivazionale” – sostiene Michaela – “Devi convincerli a sceglierti, spiegando in modo efficace perché vuoi frequentare proprio quel master. Oltre a questo devi anche avere una conoscenza fluente della lingua inglese, che è quella ufficialmente parlata e in cui si tengono le lezioni. Altri punti a favore possono essere le votazioni ottenute all’università ma, se vengono rilevate carenze nel corso di studi precedente, si possono frequentare corsi integrativi o anche un intero anno propedeutico“.

Studiare all’estero: pro e contro

Diciamo subito che nel racconto di Michaela i vantaggi superano ampiamente gli svantaggi. Della formazione si è già detto, ma anche per quanto riguarda la vita quotidiana molti sono i punti a favore.

La socializzazione viene favorita dall’università attraverso attività sportive e giochi di gruppo. Inoltre, dice Michaela, “gli olandesi sono persone molto aperte e con cui è facile fare amicizia”. 

In caso di attacchi di nostalgia viene in soccorso la presenza numerosa di italiani (l’italiano è la terza lingua più parlata).

Unici nei: il cibo, molto diverso da quello a cui siamo abituati (“ma si supplisce cucinando in casa“) e la difficoltà a trovare un’abitazione, ragion per cui è consigliabile muoversi in tempo per la ricerca.

Il costo della vita è di poco più alto che in Italia (550 euro al mese è l’affitto di una camera con uso di bagno e cucina in centro città) e quanto ai mezzi di trasporto ci si sposta agevolmente in bicicletta. Il costo del master per gli studenti europei è davvero concorrenziale (1.900 euro), di gran lunga inferiore al costo medio dei master in Italia.

 

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini

Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L’Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell’ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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