Impresa digitale: per Emanuela Zaccone “liquida è meglio”

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L’impresa digitale? “Liquida è meglio”, secondo Emanuela Zaccone, co-founder e Marketing manager di TOK.tv. In un incontro organizzato mercoledì 29 marzo presso il TIM#Wcap accelerator di Milano e moderato dalla Community manager Sonia Casaro, l’imprenditrice e autrice del libro “Digital Entrepreneur” ha illustrato tutti i vantaggi di un’impresa con lavoratori solo da remoto.

 Senza ufficio meno costi e niente perdite di tempo

TOK.tv, il social network degli amanti dello sport che vanta 18 milioni di utenti in tutto il mondo, è un’impresa liquida a tutti gli effetti. I suoi 20 collaboratori sono sparsi in 5 diversi continenti e lavorano tutti da remoto. Emanuela, che attualmente vive a Roma e ha una figlia di 20 mesi, lavora da casa così come suo marito che fa il programmatore.

Solo in Italia chi lavora da casa è considerato uno sfigato che sta tutto il giorno in pigiama a cazzeggiare. All’estero invece è una cosa del tutto normale“, sostiene Emanuela che cita esempi di altre aziende come Automattic con centinaia di dipendenti che lavorano via web.

I vantaggi, secondo l’imprenditrice, sono molteplici: dal risparmio sui costi fissi, importante soprattutto per le startup in fase di avvio, alle minori distrazioni e perdite di tempo per raggiungere il luogo di lavoro o per partecipare a riunioni interminabili che rischiano di essere poco produttive. Tutto questo, però, richiede che l’impresa digitale si dia delle regole ben precise.

Innanzitutto ho disattivato tutte le notifiche dei vari Social Network, altrimenti la distrazione continua è assicurata“, ammette Emanuela. “Inoltre l’impresa di cui sono co-fondatrice ha stabilito che una volta alla settimana si tiene una company call in cui si fa una panoramica generale e un’altra overview solo per i collaboratori tecnici. Ogni tre mesi poi, ma i developer più di frequente, ci incontriamo tutti fisicamente per alcuni giorni sempre in un luogo diverso.”

Un altro vantaggio è la soddisfazione e quindi la maggior produttività dei collaboratori, oltre alla possibilità per l’impresa di attrarre i veri talenti. Per esempio, un developer di TOK.tv  è stato trovato grazie a Twitter e abita a Marina di Ragusa: se l’azienda avesse avuto il vincolo della sede fisica, avrebbe dovuto rinunciare a lui anche se bravo e competente.

Impresa digitale: il lavoro da remoto non è per tutti

Lavorare da remoto però non è per tutti e richiede molta maturità. Emanuela Zaccone lo ha scritto nel suo libro e lo ha ribadito nel corso dell’incontro rispondendo anche a qualche contestazione dal pubblico. Per qualcuno lavorare da casa in solitudine può essere deprimente, è stato detto, mentre il confronto con i colleghi può aiutare nei momenti difficili di lavoro o personali.

Altre indicazioni che si trovano nel testo sono: la startup non è un hobby (se non ci credi tu fino in fondo come possono crederci gli investitori?); presenziare a tutti gli eventi non è garanzia di visibilità (anche perché se partecipi a tutti i pitch quando lo trovi il tempo per lavorare?); i social network sono importanti per la costruzione di relazioni e per la reputation (gli startupper spesso sottovalutano l’importanza strategica del marketing); le startup sono luoghi di apprendimento (non bisogna essere presuntuosi e non prendersela se qualcuno critica).

Imprenditore digitale: chi è?

Ma che cosa soprattutto caratterizza l’imprenditore digitale?

Per Emanuela Zaccone la qualità fondamentale è la perseveranza, il provarci sempre anche accettando di sbagliare.

Del resto la sua storia parla da sola. La sua tesi di dottorato sul Social Media Marketing nel 2008 è stata considerata non interessante e, a causa di quel giudizio miope, non è riuscita a ottenere la borsa di studio a cui aspirava. Trasferitasi da Bologna a Roma, ha messo online la sua tesi, cosa che ha permesso a Fabrizio Capobianco (uno dei pionieri italiani in Silicon Valley) di notarla e contattarla. Insieme hanno poi fondato TOK.Tv.

Il suo essere donna non l’ha penalizzata più di tanto, anche se ammette che tra i Ceo le appartenenti al genere femminile sono in numero inferiore e sono peggio retribuite dei colleghi maschi.

Questo è un mestiere che si impara facendolo e una volta che hai superato gli ostacoli iniziali poi non smetti più“, dice Emanuela. Che invita anche a essere trasparenti e a non aver paura di scambiare opinioni perché “la formula magica non esiste ed è assurdo aver paura che altri ti rubino l’idea“.

 

 

 

 

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini

Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L’Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell’ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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