C’è qualcosa che stride tra l’immagine del Giappone che voleva stupire il mondo proiettando le partite dei Mondiali in diretta con gli ologrammi e quella del Giappone piegato da una centrale nucleare messa fuori uso dal terremoto e dallo tsunami. La prima immagine è da fantascienza: per conquistare i Mondiali 2022, il Paese del Sol Levante aveva pensato a una scenografia alla Star Trek, dove le partite riprese da 200 telecamere sarebbero state trasmesse in 208 Paesi grazie a una super-tecnologica rielaborazione dei dati registrati. In pratica, un tifoso di Roma o Milano sarebbe potuto andare in piazza e guardare l’ologramma della partita in diretta, come se fosse stato allo stadio in Giappone. A chi, stupito da tanto ardire, aveva chiesto spiegazioni, il manager del Comitato per la candidatura Aoi Konishi aveva risposto con un sorriso: “Parliamo del Giappone, il Giappone può”. Per la cronaca al Giappone (oltre che a Stati Uniti, Australia e Corea del sud) è stato poi preferito il Qatar, staterello dell’Asia sud-occidentale. Ma quella frase pronunciata da Konishi suona in queste ore un po’ sinistra…. Nessuno mette in dubbio il progresso tecnologico dei giapponesi, così come il loro carattere di popolo disciplinato, dotato di invidiabile autocontrollo ed estremamente efficiente, capace di ricostruire un tratto di autostrada in pochi giorni quando in Italia la Salerno-Reggio Calabria è in costruzione da decenni. Forse, se una “colpa” si può imputare ai giapponesi, è quella di un’eccessiva fiducia nella tecnologia. Perché sennò costruire una centrale nucleare in una zona altamente sismica? Se una lezione c’è da trarre da questa vicenda per molti aspetti spaventosa – le ultime informazioni parlano di una radioattività 100.000 volte oltre la norma – non è solo che bisogna ripensare ai nostri programmi di energia nucleare. La tragedia del Giappone ci mette anche in guardia da quel senso di onnipotenza che le scoperte tecnologiche possono facilmente generare in tutti noi. Quando Aoi Konishi ha pronunciato quella frase “il Giappone può” in realtà voleva dire “la nostra tecnologia può, perché è talmente avanzata che possiamo pensare alla fantascienza come se fosse realtà”. Già, ma la realtà si sta rivelando molto più complessa e imprevedibile di quanto pensiamo.

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29 Marzo 2011

GIAPPONE: DAGLI OLOGRAMMI AL DISASTRO NUCLEARE LA PARABOLA DI UN PAESE AMMALATO DI TECNOLOGIA

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