Il 57,1% degli italiani ritiene che l’innovazione aumenti le disuguaglianze sociali. Lo dice il rapporto Cotec-Che Banca! 2016, realizzato dal Censis e presentato ieri a Milano in apertura dell‘Edison Innovation Week. Da Confindustria Giovani arriva una proposta shock: quote riservate agli under 35 nei CdA delle aziende.

Innovazione: voglia di futuro e qualche paura

La percezione che gli italiani hanno deve far riflettere, considerato che uno dei termini che solitamente si accompagnano a “innovazione” è “inclusione”.

Il Rapporto, illustrato dal segretario generale del Censis, Giorgio De Rita, mostra che in generale c’è da parte degli italiani una voglia di futuro: questo vale soprattutto per le classi sociali medio-alte, che vedono nei cambiamenti portati dalla tecnologia più benefici che problemi. Unanime o quasi (87,2%) è la valutazione positiva per quanto riguarda le scoperte nel campo dell’ingegneria genetica, in particolare la loro applicazione in campo medico, così come molto apprezzate (82,6%) sono le tecnologie applicate alle auto (navigatori, bluetooth, connessioni ad I-Phone).

Quello che invece spaventa sono soprattutto le conseguenze possibili sul piano delle disuguaglianze sociali dovute al digital divide (divario che esiste tra chi ha accesso a internet e chi non ce l’ha) e dell’occupazione. Su quest’ultimo aspetto la differenza tra chi pensa che le innovazioni riducano le possibilità di occupazione (39,8%) e chi invece ritiene che le aumentino (31,6%) è abbastanza ridotta (e c’è anche un buon 28,5% che ritiene resteranno numericamente uguali e cambierà solo il tipo di lavoro). E’ anche vero, però, che alla domanda su quali siano le maggiori preoccupazioni per il futuro in testa alla classifica troviamo il lavoro, sempre più precario oppure legato alla necessità di dover emigrare all’estero per un’occupazione più stabile (46,2%).

Innovazione: le tecnologie fanno aumentare o diminuire i posti di lavoro?

Siamo in una fase di transizione“, ha commentato lo stesso De Rita nel corso della tavola rotonda che è seguita alla presentazione del Rapporto, moderata da Riccardo Luna. “In questa fase di solito escono dal mercato le forze di lavoro meno qualificate ed entrano quelle con maggior qualificazione“.

Convinto che “quando la fase di transizione sarà terminata il saldo sarà positivo” il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, il quale a supporto della sua tesi ha citato quanto è avvenuto nei Paesi nordici dove “per ogni posto di lavoro eliminato se ne sono creati tre“.

Per innovare, “quote giovani” nei CdA delle Piccole Medie Imprese

Nonostante una quota significativa di italiani (38,6%) ritenga che le piccole aziende attente a innovare i processi produttivi  siano il più importante agente di innovazione, il giudizio degli esperti non concorda del tutto con questa opinione.

Se la dimensione dell’impresa è piccola è più difficile far entrare innovazione“, ha sostenuto il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Marco Gay, il quale, pungolato da Luna ha lanciato la proposta delle “quote giovani” nei Consigli di Amministrazione su modello delle “quote rosa” introdotte dalla legge Golfo-Mosca.

Il modello PMI non è utilizzabile per le startup

Tutta un’altra storia invece per quanto riguarda le startup, imprese che l’innovazione ce l’hanno (o dovrebbero avercela) nel Dna.

Per le startup il concetto di ‘piccolo è bello’ vale solo se è transitorio“, ha spiegato il co-founder e managing partner di United Venture Massimiliano Magrini. ” La Piccola e Media Impresa sostenuta dal debito bancario non è un modello valido per le startup, che hanno necessità di capitali importanti e di imprenditori globalizzati“.

Innovazione: il ruolo del governo

E’ toccato alla ministra Marianna Madia rivendicare il ruolo dell’amministrazione pubblica nel processo di innovazione, ricordando che “la Silicon Valley non sarebbe tale senza l’azione svolta dal governo americano“.

Riguardo all’Italia “l’Agenda digitale è al centro dell’azione del nostro governo, che la considera una vera e propria leva di sviluppo. L’identità digitale unica, che permetterà ai cittadini di accedere a tutte le pubbliche amministrazioni con un unico Pin, è già realtà, anche se entrerà a pieno regime entro la fine del 2017. Ma bisogna garantire che internet arrivi a tutti“.

Proprio in questi giorni è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando per la rete pubblica (banda ultralarga), che stanzia 1,4 miliardi di euro per sei Regioni (Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto) mentre altri bandi sono attesi entro l’estate.

Un importante tassello per contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali che tanto fanno paura agli italiani.

8 giugno 2016
Innovazione (Edison Innovation Week)

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