LA SOLITUDINE DI MARRAZZO

Sulla vicenda Marrazzo si conoscono ormai molti particolari: quante volte andò con i trans, che cosa faceva nel lasso di tempo in cui si intratteneva con Nathalie e Brenda (o Blenda?) e altre(i), il fatto da lui stesso ammesso che in quelle circostanze assumeva cocaina fino a perdere la lucidità mentale e quanti soldi “scuciva” per quelle parentesi di relax, se di relax si può parlare. Anche in questo caso i mezzi di informazione non hanno lesinato indiscrezioni piccanti e particolari scabrosi, facendoci  desiderare una volta tanto un po’ meno informazione e un po’ più di discrezione.
Quello che però nessuno finora ci ha spiegato è la solitudine terrificante da cui l’ex governatore del Lazio era circondato. Possibile, mi chiedo, che non ci sia stato un familiare, un amico, un amministratore della sua Giunta, un compagno di partito che si sia accorto dell’abisso in cui Marrazzo stava sprofondando? E che si sia sentito quindi in dovere di consigliarlo, di aiutarlo, prima che precipitasse nel baratro?
La solitudine di Marrazzo ci dice molto anche su che cosa sia diventata la politica oggi. Io sono convinta che nei partiti della cosiddetta Prima Repubblica (di cui non sono una sostenitrice per tanti aspetti, salvo che per quello che vado a citare) qualcuno si sarebbe accorto del travaglio del collega e avrebbe fatto qualcosa per limitare i danni a se stesso e alla formazione politica di appartenenza. Posso sbagliarmi, ma non riesco a immaginare che nella Dc o nel Pci potesse accadere qualcosa di simile. Perfino le odiate correnti, peraltro a mio avviso molto più trasparenti di tante cordate che oggi tramano nell’ombra, costituivano in qualche modo una rete di relazioni che aveva come conseguenza un maggior controllo sull’operato dei singoli.
E oggi? Oggi i partiti si sono fatti “liquidi”, vero specchio della società attuale. Senza voler riesumare le vecchie formazioni (sarebbe antistorico voler tornare indietro) mi permetto però di lanciare un grido d’allarme: attenzione, nel troppo liquido si può anche annegare!

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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