CONTRO IL DISASTRO MENO RETE E PIU’ RETI

“Sta arrivando la rivoluzione e non ho niente da mettermi” era il titolo (se non ricordo male) di un film famoso. Oggi abbiamo i guardaroba pieni ma nessuno ha più voglia di fare la rivoluzione. Eppure con i mezzi tecnologici a nostra disposizione potremmo organizzarci davvero in un battibaleno. Ma è il desiderio che manca, manca la passione.
Il Sessantotto fu la rivoluzione del ciclostile. Con il ciclostile si stampavano i volantini da distribuire davanti alle scuole e alle fabbriche per chiamare studenti e operai alla lotta. Poi, agli inizi degli anni Novanta, toccò al “popolo dei fax”. Le redazioni dei giornali furono invase da tantissime dichiarazioni di sostegno all’allora Pm Antonio Di Pietro, che conduceva una battaglia solitaria contro corrotti e corruttori, rendendo possibile se non sconfiggere almeno portare alla luce il cancro di Tangentopoli.
E oggi? Oggi abbiamo tutte le tecnologie a nostra disposizione – Internet e i cellulari solo per citare due esempi – ma nessuno protesta, nessuno si ribella nonostante la grave crisi economica e sociale che ci attanaglia.
Perché? Manca il desiderio, sostengono Miguel Benasayag e Gérard Schmit, due psichiatri francesi che hanno scritto il saggio “L’epoca delle passioni tristi”.
“La nostra epoca sarebbe passata dal mito dell’onnipotenza dell’uomo costruttore della storia a un altro mito simmetrico e speculare, quello della sua totale impotenza di fronte alla complessità del mondo” scrivono i due medici, spinti a scrivere il loro pamphlet dall’enorme quantità di richieste di aiuto che arrivavano dalle famiglie e dalle istituzioni scolastiche.
E più avanti: “In effetti, anche se le tecnoscienze non cessano di progredire, il futuro resta più che mai imprevedibile, e ciò sembra gettare l’umanità di oggi in un’impotenza assoluta. E’ come se l’espansione della tecnica non potesse trovare alcun limite, alcuna risonanza in una riflessione capace almeno di orientarla dato che non la può limitare”. Insomma la nostra società “è la prima che possedendo delle tecniche ne è anche al tempo stesso letteralmente posseduta”.
A fare le spese di questa situazione sono soprattutto i giovani che vivrebbero, secondo i due psichiatri, in una sorta di “autismo informatico”.
Come uscirne? Ricette, come è ovvio non ce ne sono ma qualche indicazione i due autori la forniscono.
“Solo un mondo di desiderio, di pensiero e di creazione è in grado di sviluppare dei legami e di comporre la vita in modo da produrre qualcosa di diverso dal disastro”, scrivono. E ancora: ” La grande sfida lanciata alla nostra civiltà è quindi quella di promuovere spazi e forme di socializzazione animati dal desiderio”.
Insomma, se mi è concesso sintetizzare con uno slogan, meno Rete e più reti.
Io comunque consiglio di leggere il loro libro. Fa riflettere. E già ritagliarsi uno spazio per riflettere oggi, nelle nostre vite così piene di cose da fare, è davvero molto.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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