Le Nuove Tecnologie incalzano ma la cara, vecchia Tv appare ancora in ottima forma.
“Con Silvio Berlusconi nel salotto di Porta a Porta e l’ex parlamentare Vladimir Luxuria sulla spiaggia dell’Isola dei famosi, il servizio pubblico ha inaugurato il vero anno scolastico”, scrive Norma Rangeri sul Manifesto di mercoledì 17 settembre. Secondo Rangeri la televisione sarebbe “l’unica pedagogia nazionale di massa in grado di trasmettere simboli, valori, modelli al popolo impaurito dalla crisi”.
Chiunque abbia figli in età infantile o adolescenziale sa che è perfettamente vero. Chiedete a un ragazzo chi ha vinto l’ultima edizione di un qualunque reality e vi risponderà immediatamente. Allo stesso ragazzo chiedete quante regioni ci sono in Italia e resterà a fissarvi imbambolato senza sapere che cosa rispondere.
Ma allora forse l’istituzione scolastica andrebbe potenziata, non continuamente svilita con riforme posticce e tagli di risorse. A meno che non si condivida pienamente quel modello di “pedagogia”, basato sulla futilità, sulle ragioni di chi urla più forte e sull’apparenza esteriore (peraltro artificiale). Il governo dice che mancano i fondi. Ma quanti finanziamenti potrebbero essere dirottati sulla scuola se si pagassero meno conduttori e veline di contorno?
Ma pure la politica non sfugge al modello televisivo. In un illuminante articolo pubblicato sulla Repubblica di giovedì 18, Edmondo Berselli spiega come sia sbagliato giudicare il governo Berlusconi “con le categorie tradizionali della politica e dell’economia” mentre occorrerebbe invece un approccio culturale in quanto il governo e i suoi ministri sono riusciti “a imporre un modello, una forma specifica di comunicazione. Anzi, un format”.
E come dargli torto? Quanti spot ci hanno offerto in queste settimane la ministra Gelmini, la sua collega Carfagna e il popolarissimo Brunetta riuscendo a convincere gli italiani che tutti i mali del Paese dipendono da un manipolo di fannulloni, dediti all’ozio e al piacere sfrenato? Quanti ce ne ha offerti il ministro Maroni facendoci credere che una volta prese le impronte ai bambini rom potremo stare tutti più tranquilli?
Ma come tutti i format, dice Berselli, anche questo distorce la realtà semplificandola al massimo. Di qua i buoni, di là i cattivi. E poi, ovvio, arriva sempre qualcuno a salvarci dai “nemici”.


