LA MULTIMEDIALITA’ FA PAURA AI GIORNALISTI

La multimedialità è uno dei temi caldi del contratto in fase di rinnovo dei giornalisti. Lo spettro che si aggira per le redazioni è la fine della professione giornalistica come l’abbiamo sin qui conosciuta, soprattutto da quando il New York Times ha annunciato l’uscita dell’ultima copia per il 2013.
Ma la nascita di una nuova figura stenta a farsi avanti. Il problema è tale da aver spinto una voce autorevole come quella del direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, a intervenire sull’ultimo numero del periodico dell’Alg (Associazione Lombarda dei Giornalisti). Dall’articolo traspare tutta la difficoltà a far “digerire” ai giornalisti il passaggio dalla scrittura su carta a quella online, sia pure mantenendo le due attività integrate tra loro.
Scrive De Bortoli: “Ho difeso e continuerò a difenderlo il principio della volontarietà della collaborazione tra la carta e il web. Credo sia meglio convincere i colleghi della necessità di abbattere il diaframma fra carta e Rete, piuttosto che costringerli a farlo”.
E più avanti: “Dobbiamo deciderci se rinunciare definitivamente al contratto giornalistico sul web. Se vogliamo che nella Rete l’informazione la facciano altri, o colleghi costretti ad accettare di lavorare con un contratto del commercio o metalmeccanico (come accade anche in pregiati siti di quotidiani storici), con evidenti riflessi negativi sulla qualità, bene continuiamo pure su questa strada. Se invece, come spero, siamo di diverso avviso, allora dobbiamo smetterla di considerare il lavoro dei colleghi in rete accessorio alla carta, o peggio, di serie B. Dobbiamo uscire dalla pericolosa sindrome dell’accerchiamento tecnologico, guardare alle novità con un atteggiamento diverso e attivo. Più iniziativa e meno sospetti. L’attuale divisione netta del lavoro fra carta e web non ha più senso”.
Il discorso può sembrare forse troppo tecnico, ma non è così. L’informazione riguarda tutti, non solo chi la fa ma anche chi ne usufruisce ed è a mio avviso oggi un tema particolarmente “caldo”. Come pubblicista ho lavorato sia nel mondo della carta stampata che in quello del web e posso dire in base alla mia esperienza che sono due modi di fare informazione molto diversi. Ma a che serve chiudersi in steccati rigidi? Il mondo va avanti comunque.
A mio avviso i due modi di fare giornalismo devono essere complementari e non annullarsi a vicenda, perché hanno caratteristiche tra loro molto differenti. La carta stampata non potrà mai competere con il web quanto alla velocità con cui le notizie possono essere diffuse. Ma volete mettere la bellezza di sfogliare un giornale sorseggiando il caffé?

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

1 Comment

  1. sergioperego ha detto:

    Brava. hai posto un problema reale. Che in pochi stanno affrontando. Per farlo ci vogliono coraggio e almeno un po’ di impegno, due qualità che nella “categoria” in questo momento non sono certo emergenti. Ho letto solo il primo e l’ultimo dei pezzi che hai pubblicato; mi sono piaciuti. Bella anche la tua scheda di presentazione. Continuerò a seguirti. Sono certo che avrò qualcosa da imparare.
    Ciao
    Sergio Perego

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