Leggo e inorridisco. In Gran Bretagna una compagnia telefonica, prendendo spunto da un’idea rintracciata su un sito per studenti, sta lanciando un nuovo servizio che consiste nel riassumere in un sms (uno solo? ma sì, fossero anche dieci che cosa cambierebbe?) un intero capolavoro letterario. A garantire il rigore scientifico dell’iniziativa è stato chiamato un docente dell’University College di Londra, il professor John Sutherland.
Inoltre, sempre secondo quanto riferisce Roberto Bertinetti nelle pagine dedicate alla Cultura sull’ ultimo numero del Venerdì di Repubblica, alcuni studiosi di Cambridge hanno recentemente pubblicato una ricerca secondo cui la scrittura dei loro allievi sarebbe migliorata proprio grazie ai messaggini. Questo succede nel Regno Unito ma domani potrebbe accadere anche in Italia, stante il fatto che la nostra nazione si è sempre dimostrata disponibile a seguire mode provenienti da altri Paesi e in particolare da quelli anglosassoni.
La lettura dell’articolo mi ha fatto riflettere. Mi sono chiesta quando e dove può aver avuto origine la pigrizia mentale che porta gli italiani a essere tra i minori consumatori di libri e quotidiani e inevitabilmente il pensiero è corso alla scuola, istituzione sempre più in crisi nonostante alla guida del Ministero dell’Istruzione si siano avvicendati negli anni responsabili di diversi orientamenti politici.
Molti danno la colpa al ’68 e ai docenti che da quella esperienza provengono, opinione da cui dissento profondamente. Così mi sono presa lo sfizio di rileggere “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani, testo cult di quell’epoca. Dalla lettura, coinvolgente anche se il contenuto risulta oggi per molti aspetti datato, ho tratto alcuni spunti che mi sembrano ancora attuali.
“Avete presentato la scuola come un male e dovevano riuscire a amarla i ragazzi?“.
E’ vero, la scuola è poco amata. A partire dai governi (e l’attuale non fa certo eccezione) che, quando devono tagliare la spesa pubblica si accaniscono quasi sempre su sanità e istruzione, passando dagli insegnanti (non tutti però, ce ne sono di ottimi che fanno anche la parte dei loro colleghi lavativi!), per finire ai genitori che spesso se la prendono con presidi e docenti in difesa dei figli “bamboccioni”.
“Quei poveri ragazzi non mi potevano capire. Li avete abituati fin da piccini alla lingua del Monti. Sono rassegnati a annoiarsi. Dalla scuola non si aspettano altro”.
Qui arriva, a mio parere, il punto dolente. A scuola i ragazzi si annoiano. Abituati alla velocità dello zapping tra i programmi televisivi e all’immediatezza/semplificazione proprie dei mezzi tecnologici non accettano più la fatica dello studio, che è anche comprensione, approfondimento, rielaborazione e riflessione critica. Un bel problema non c’è dubbio. Ma possibile che in Italia non esistano validi pedagogisti capaci di indicare soluzioni? E se non esistono perché non andiamo a cercarli all’estero? Ovvio che poi le soluzioni avranno anche dei costi, e qui si ricade nel problema di cui sopra.
Ma, mi domando, siamo sicuri che tutto dipenda esclusivamente dai cambiamenti tecnologici? O non sarà anche che ai giovani si chiede sempre di meno per incapacità degli adulti di essere autorevoli? Il problema, a quanto pare, esisteva già ai tempi di Barbiana.
“Dopo un mese della vostra scuola l’infezione aveva preso anche me…. Dopo la vostra cura, mi parve troppo anche il manuale. Mi ritrovai a sottolineare solo le cose più urgenti. Più tardi i miei compagni mi consigliarono dei libruccini più miseri ancora del manuale. Studiati apposta per contentare le vostre testoline”.
Volendo dedicarsi a letture più recenti sull’argomento consiglio anche il romanzo “La barca nel bosco” dell’insegnante-scrittrice Paola Mastrocola.
Termino con un’ultima citazione da “Lettera a una professoressa”:
“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”.



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a questo proposito e di quanto ho scritto ieri sui luoghi dove leggere un libro: stanotte una rubrica su radio24 informava dell’esistenza- negli stati uniti e fra poco in italia -dell’arrivo di un dispositivo con memory card per scaricare da rete il libro che desideri (come un lettore mp3), un libro digitale insomma, così lo leggi ovunque e sul dispositivo puoi leggere tutti i libri. e non fa male agli occhi. il fascino dei libri sarà fra poco lo stesso che esercita su di noi un papiro egizio?