MI SPIEGO

Chiariamolo subito. Non voglio fare una crociata contro le Nuove Tecnologie, sennò non avrei deciso di creare un blog. Quello che voglio fare è aprire un confronto, una discussione sulle Nuove Tecnologie, che possono essere una grande risorsa ma anche un enorme rischio soprattutto per i più giovani.
Adoro ricevere e scrivere e-mail e il bip-bip del telefonino che mi annuncia l’arrivo di un sms mi fa ogni volta fremere di piacere, ma mi piace immensamente anche ritrovarmi con gli amici attorno a un tavolo per chiacchierare, divertirsi e scambiare opinioni. Utilizzo Internet per cercare informazioni, ma non penso sia l’unico modo per essere informati e spesso neppure il più veloce.
Vedo troppe persone considerare le N.T. non come uno STRUMENTO ma come il FINE o come la SOLUZIONE di tutti i problemi.
Sento troppi insegnanti consigliarne l’uso acritico ai propri studenti, senza rendersi conto che il “copia e incolla” reiterato anziché creare spiriti liberi ed esseri pensanti rischia di creare solo degli automi privi di intelligenza e di personalità.
Ecco perché ho intitolato il mio blog “L’ospite inquietante”, in omaggio all’ultima fatica del filosofo Umberto Galimberti, una delle poche voci che oggi hanno il coraggio di andare controcorrente e di metterci in guardia da un uso improprio delle tecnologie.
Intolleranza della distanza, illusione di onnipotenza, controllo paranoico, esibizionismo, angoscia dell’anonimato, perdita del mondo circostante e del mondo interiore, perdita della libertà: questi i rischi che Galimberti, in un articolo pubblicato su D-La Repubblica del 20 gennaio 2007, attribuisce a un utilizzo esasperato e acritico di computer, e-mail e telefonini.
Vogliamo parlarne? Senza anatemi e senza steccati. Vi aspetto numerosi.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

4 Comments

  1. pennadoca ha detto:

    Sono un insegnante, e anch’io sono preoccupato per l’uso distorto delle nuove tecnologie, cui sono particolarmente esposti i giovani.
    Non è facile riuscire a distinguere, fra le infinite informazioni a disposizione, quelle attendibili da quelle inattendibili, occorre una buona dose di cultura e di esperienza, ma i giovani non ce l’hanno (ancora?). Per molti di loro, internet, come la tv, sono per definizione affidabili, con buona pace dello spirito critico.
    Così come il desiderio di un istante di visibilità li spinge a postare su youtube qualsiasi sciocchezza o bravata, senza pensare alle possibili gravi conseguenze per chi è preso di mira. Ma come aspettarsi qualcosa di diverso da chi si è nutrito fin dall’infanzia di tv insulsa?
    Non vedo soluzioni facili, credo che l’unico rimedio stia in una forte consapevolezza di sé e nel rifiuto dell’effimero, ma è difficile far capire queste cose quando, con l’insulso e l’effimero, qualcuno fa strada rapidamente, e diventa modello da imitare.

  2. pinarello ha detto:

    Ti sei spiegata…
    Con il lavoro che faccio(agente DeAgostini editore)ne vedo e sento di tutti i colori.
    Sembra che internet sia stato “comprato”quale pozione magica contro l’ignoranza…con un clic sai tutto di tuttto di niente.
    Sono convinto che la motivazione che ci fa crescere è la curiosità! intesa come voglia di capire come stanno le cose, le n.t sono uno degli strumenti che abbiamo a disposizione.
    Ricordo con molto piacere lezioni universitarie dove a mio avviso l’elemento vincente(almeno per me)è stato un docente all’altezza della situazione in grado di affascinare la platea, e assai più importante d’essere lui stesso il primo strumento di conoscenza.
    Credo che esistano altri elementi del problema quali piacere,fatica,moda.
    Molti oggi ritengono più piacevole/attraente le n.t rispetto al resto e addirittura anche meno faticose…e se non hai/usi internet, pc non sei nessuno.
    Come dice pennadoca il senso critico, la consapevolezza sono strumenti che sono dentro ognuno di noi…(spero)vanno solo allenati dalla scuola, a casa e magari anche con le proprie amicizie.
    Spero che intellettuali del calibro del Prof. Galimberti oltre a proporre un momento di riflessione sappia fare anche una proposta costruttiva(dopo ogni riflessione serve un azione).
    Parlare serve almeno quanto agire.

  3. Roberto ha detto:

    “Da qualche tempo qualcosa di profondamente nuovo fa parte del nostro modo di vivere, pensare, guardare agli altri e al mondo. Facebook, MySpace, Flickr, Twitter sono entrati a far parte del nostro quotidiano.

    “Social network”, come si usa dire; luoghi nei quali scambiare opinioni e idee, mandare un saluto ad amici lontani, raccontare di noi ad una persona cara, attraverso immagini e foto non smettere mai di sforzarci di comprendere e conoscere ciò che ci circonda.

    Uno spazio aperto, senza barriere, in cui privato e pubblico si mescolano, capace di motivare all’ascolto, di attivare la propensione a farci carico degli altri.

    Luoghi in cui conversare, cioè intrecciare emozioni e linguaggio, configurare il mondo in cui viviamo. Pian piano, di post in post, di questi “spiazzi” nella rete avvertiamo l’importanza. Perché riguardano eventi, persone, idee, parole, suoni ai quali noi attribuiamo valore. E che ci aiutano a stare in mezzo agli altri, a vivere meglio, in modo più pieno e consapevole.

    Per questo, nel leggere della causa di Mediaset contro YouTube e Google, per prima cosa mi viene da pensare a quale idea di media sia giusto ispirarsi. Internet e le nuove tecnologie portano con sé una rivoluzione epocale.

    Per ogni cittadino, la rete significa forme nuove di condivisione, produzione, critica, trasmissione e diffusione dell’informazione. Qualcosa che ha a che fare con la libertà, la crescita dell’opinione pubblica, la qualità della nostra democrazia.

    Per questo guardo a questa polemica come a un discrimine tra il vecchio e il nuovo mondo, tra un’idea chiusa e regressiva ed una aperta ed avanzata.
    Credo con forza che siano mature le condizioni per una legislazione basata sulla libertà della comunicazione e della diffusione, che al tempo stesso tuteli il lavoro degli autori e dei creativi.

    E penso che possa nascere finalmente una televisione nuova, in cui la condivisione e la partecipazione degli utenti (di noi cittadini nella rete) rompa gli schemi e riconquisti la creatività, la libertà, l’utilità alle potenzialità di questo mezzo straordinario.”

    Walter Veltroni

  4. Roberto ha detto:

    Ho pubblicato questa nota di Veltroni perchè sono convinto che senza esagerare è davvero dalla rete e dalle forme di informazione partecipata, sociale e collettiva che permette, che possono nascere le basi, sapendola interpretare, di una rivoluzione della società uguale e contraria a quella impostata dal |gruppo B| con la nascita, lo sviluppo e l’uso della tv commerciale generalista. Come attraverso quel nuovo mondo si è diffusa una “cultura”, un senso comune (il tanto citato buon senso), un modello di società, di costumi, di consumi poi interpretato e trasformato in consenso e potere con una pefetta azione di egemonia, così una rinnovata società partecipativa, sostenibile, democratica passa anche da un nuovo mondo, da un nuovo ambito in cui costruire il nuovo immaginario. La lezione gramsciana del 21, cosi ben interpretata da |B| tra l’80 e il ’90 può oggi cedere il passo a un nuovo paradigma, e non è un caso che il fenomeno |Obama| ne faccia grande, accurato e saggio uso.

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