Obama ha vinto grazie alla Rete. Che sia vero o meno la credenza ha contagiato una parte dei politici nostrani, che si sono buttati ad aprire siti e profili sui social network pensando di conquistare con facilità migliaia di voti.
Ma se così fosse, come mai alle ultime elezioni a fare il pieno è stata la Lega, campione di gazebo e feste popolari da Miss Padania a Mister Fazzoletto verde, ma non particolarmente affezionata alle Nuove Tecnologie? Forse perché l’Italia non è gli Stati Uniti, ma una parte dei nostri politici stenta a capirlo. E perde voti.
Del resto, secondo i dati recentemente diffusi dal Censis “Internet non sfonda nella comunicazione politica. Durante la campagna elettorale, per formarsi un’opinione solo il 2,3% degli italiani maggiorenni si è collegato ai siti web dei partiti per acquisire informazioni, e solo il 2,1% ha visitato blog, forum di discussione. Il dato aumenta solo tra gli studenti: il 7,5% si e’ collegato ai siti Internet dei partiti e il 5,9% ha navigato su altri siti web in cui si parla di politica”.
Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia University di New York, sostiene addirittura che Internet stia spegnendo la partecipazione alla vita pubblica.
“Partecipare davvero alla vita pubblica richiede che usciamo di casa, che entriamo in contatto, discutiamo, ci associamo con sconosciuti, non con amici o parenti, figli o genitori – scrive Urbinati in un articolo apparso sull’ultimo numero di “D-La Repubblica” – Sperimentare la presenza fisica dell’altro è fondamentale anche per calibrare lo stile della nostra conversazione, che non è (non dovrebbe essere) lo stesso di quello che abbiamo quando dialoghiamo con amici“.
In effetti, chiunque abbia esperienza di attività politica sa quanto sia faticoso discutere per poi arrivare a una sintesi finale tra le differenti posizioni. Perché gli amici si scelgono, i compagni di partito no. E anche se si suppone che tra questi ci siano perlomeno idee e valori condivisi, restano pur sempre le differenze caratteriali a costituire uno scoglio non indifferente.
Se per far circolare le informazioni spicciole la Rete resta un mezzo insuperabile, non sembra invece esserlo altrettanto per costruire un senso comune delle cose.
Ma il tema è: abbiamo ancora voglia di dialogare?