Che cosa spinge una donna giovane e avvenente ad accettare soldi per trascorrere una notte in compagnia di Silvio Berlusconi? Non stiamo parlando di donne che più o meno volontariamente hanno scelto di fare il “mestiere”, stiamo parlando di ragazze “normali”, che hanno il desiderio di emergere in qualche campo, che sia la Tv o la politica. La vicenda di Patrizia D’Addario e di altre per ora rimaste senza nome, come donna mi ferisce e mi umilia. Possibile che per noi, “L’altra metà del cielo”, non esista altro modo per affermarci? Le statistiche dicono che le ragazze a scuola sono mediamente più brave dei loro compagni maschi, eppure, sempre le statistiche ci dicono che l’occupazione femminile pone l’Italia agli ultimi posti in Europa.
Mi domando anche se Patrizia e le altre sarebbero disposte ad accettare questi compromessi per affermarsi anche in altri campi, per esempio, chessò, come scienziate. Stando alle dichiarazioni della giovane donna pugliese l’avrebbe fatto per realizzare un sogno da imprenditrice, non da velina. Questo rende la vicenda ancora più inquietante. Possibile che in Italia una donna per diventare imprenditrice debba ricorrere a questi mezzi? So benissimo che ci sono fior di donne imprenditrici che hanno raggiunto alti traguardi senza accettare compromessi. Ma anche qui dovremmo guardare le statistiche: quante sono? E quanti sacrifici più dei loro colleghi maschi hanno dovuto sopportare, quante hanno dovuto rinunciare a una famiglia e a dei figli? Argomenti triti e ritriti? Forse, ma perché siamo costrette sempre a parlarne? La società italiana, l’economia italiana, non sono forse bloccate anche perché ci si ostina a tenere ai margini una fetta così importante (per quantità, ma non solo) della popolazione? Con questo non voglio giustificare Patrizia e le giovani donne che come lei cercano scorciatoie per affermarsi. In questo modo danneggiano enormemente tutte le donne che ogni giorno si sforzano di farsi percepire come esseri pensanti e non solo come corpi, che ce la mettono tutta per affermare il proprio valore come persone e non solo come strumenti di piacere “pronto uso”. Ho la sensazione però che siamo rimaste in poche. Spero di sbagliarmi….