Si chiama Check in Europe e vuole connettere gli ex studenti Erasmus con le imprese che in Europa cercano giovani come loro, ragazzi che non hanno paura a lasciare il proprio Paese d’origine perché è un’esperienza che hanno già vissuto e che ha cambiato loro la vita.
“Andare all’estero ti apre la mente, perché ti mette in contatto con culture diverse dalla tua – dice Marco Mazzini, Cofounder e Deputy Chairman di garagErasmus, la Fondazione che ha dato vita al progetto – Se anche poi decidi di tornare nel luogo d’origine lo fai con uno spirito diverso, perché sei pronto a nuove sfide. Non a caso gli ex Erasmus hanno skills che li contraddistinguono: maggior fiducia in se stessi, maggior perseveranza, tasso di disoccupazione inferiore e propensione all’imprenditorialità“.
Marco Mazzini è un ex-Erasmus oggi quarantaquattrenne. Digital manager di FormaFutura è originario di Pisa, dove ha sede la Fondazione, ma vive a Milano.
Insieme a un gruppo di amici, anche loro espatriati durante l’Università, due anni fa ha iniziato questa avventura andando a Bruxelles dove insieme hanno presentato un “appello per la Generazione Erasmus”. Poi, anche grazie a un piccolo aiuto economico della Regione Toscana, è venuta la Fondazione, una realtà non profit che ha messo in rete un buon numero di Università europee a loro volta diventate sostenitrici del progetto. Anche la Commissione europea per l’Educazione e la Cultura ha dato ufficialmente il proprio appoggio.
Del progetto garagErasmus fa parte la piattaforma Check-in-Europe, lanciata il 10 giugno scorso dopo una call che ha visto vincere la startup We Tipp di Damiano Ramazzotti.
Volendo semplificare può essere definita “il Linkedin degli Erasmus”, ma in realtà è molto di più. Iscrivendosi si può estendere il proprio network in ambito internazionale, cercare lavoro nelle destinazioni europee preferite, condividere idee di business per trovare partner con cui realizzarle, iscriversi a eventi di respiro europeo.
L’idea però è quella di non limitare gli scambi solo a Internet, ma anche di far incontrare le persone fisicamente. Come?Tramite i Meet ups locali. Per ora sono attivi quelli di Lisbona, Tour, Istanbul, Atene e Praga, ma l’ambizione dei fondatori è di arrivare a 200 Meet Ups in 50 città nel 2017.
Le amministrazioni comunali dovrebbero stimolare la rete delle imprese sul territorio a mettersi in gioco, gli incontri dovrebbero avvenire negli aeroporti per favorire al massimo la mobilità delle persone.
Ma dove si troveranno le risorse per realizzare tutto questo?
“La Fondazione resterà non profit – spiega Marco Mazzini – C’è l’idea però che dalla piattaforma possa nascere un modello di business, anche perché il target è molto ampio. Non escludiamo in futuro di rivolgerci a qualche venture capital, ma andiamo con i piedi di piombo perché dobbiamo salvaguardare l’aspetto anche istituzionale dell’impresa“.