“Ma esiste ancora oggi in Italia qualcosa che si chiama informazione?….. O dovremo anche noi gridare sui tetti come oggi gli oppositori al regime iraniano di Ahamadinejad?”
Più o meno con queste parole si concludeva un mio post del 27 giugno scorso dal titolo “Abruzzo, l’informazione negata”.
Erano i giorni dell’incendio dell’Iran dopo le elezioni, quando gli oppositori del regime rischiavano la vita per gridare la loro verità sul risultato delle consultazioni politiche.
Nello stesso tempo in Italia girava tra gli internauti l’e-mail dell’attore Andrea Gattinoni che raccontava la sua drammatica esperienza nelle tendopoli abruzzesi.
Confesso che, subito dopo averlo scritto, quel finale mi era sembrato un po’ esagerato. Ma oggi, a distanza di due mesi circa, devo constatare che avevo solo anticipato qualcosa che era nell’aria.
Che cosa hanno fatto gli operai della Innse di Lambrate? Che cosa stanno facendo i lavoratori dell’Esab di Mesero e le insegnanti precarie di Benevento? Tutti su, in alto, chi sul carro-gru e chi sul tetto, a gridare la loro protesta. Perché, ha detto una delle docenti accampate sul terrazzo dell’ufficio scolastico provinciale, “le proteste dal basso ormai non le ascolta più nessuno”.
Ma per ascoltare ci vuole silenzio. E nel nostro spazio mediatico ormai da tempo c’è solo un rumore assordante dove gli unici che riescono a farsi sentire sono i cosiddetti “poteri forti”: il Governo, che in preda a convulsioni da attacco finale tenta in ogni modo di sopravvivere; la Chiesa, che deve riaffermare il principio in base al quale chiunque sia al Governo non può governare al di fuori della sua ala protettrice; i politici, a caccia di consensi personali più che di partito; gli economisti, impegnati a individuare chi riuscì e chi invece no a prevedere quella che ormai appare come una delle più terribili crisi dopo il tracollo del ’29; i sindacati, preoccupati che queste azioni éclatanti non segnino il tramonto definitivo della rappresentanza.
Gli operai della Innse hanno vinto la loro battaglia perché sono stati i primi. O forse perché in agosto anche le voci dei “poteri forti”si affievoliscono. Per tutti gli altri, temo, si prepara un autunno molto molto freddo.