La Cassazione ha detto sì all’ammissibilità del referendum contro il nucleare. Una decisione niente affatto scontata, anche se la scelta contraria sarebbe stata difficilmente comprensibile nei giorni in cui dal Giappone arrivano notizie preoccupanti sulla contaminazione radioattiva in conseguenza dell’incidente alla centrale di Fukushima.
Greenpeace, che ha recentemente compiuto una spedizione navale con l’obiettivo di rilevare i dati sull’inquinamento, sostiene che i livelli di contaminazione sono cinquanta volte più elevati dei limiti ufficiali di sicurezza. In base alle analisi compiute alghe, pesci e molluschi hanno rivelato un alto tasso di radioattività che  comprometterebbe tutta la catena alimentare (http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/nucleare/direzione-fukushima/). Purtroppo, come spesso si fa in questi casi, le autorità hanno aumentato i livelli massimi consentiti di esposizione alle radiazioni da 1 a 20 millisievert per tutti, bambini compresi.
E, anche se è ovvio che la decisione della  Cassazione non risponde all’attualità ma si basa solo su criteri prettamente giuridici, un altro evento avrebbe reso ostico un provvedimento contrario al referendum: la decisione presa dalla Germania di smantellare le proprie centrali nucleari entro il 2022.
Ora la parola passa agli elettori, che il 12-13 giugno potranno recarsi alle urne per decidere se vogliono l’atomo in Italia mentre le nazioni più sviluppate stanno facendo marcia indietro o invece abrogare con un sì la legge che prevede la costruzione di nuove centrali.
Ma già quel verbo, potranno, odora di democrazia.

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