Dopo la vittoria del “Leave” al referendum sulla Brexit lavorare a Londra è ancora il sogno dei giovani italiani? Per qualcuno più che un sogno è una necessità. E’ il caso di Giacomo G., architetto milanese trentenne, partito quattro settimane fa per la capitale inglese quando ancora non si conosceva l’esito della consultazione che avrebbe visto la vittoria degli anti-europeisti.
Disoccupato da 2 mesi e stanco di proposte “indecenti” (“mi hanno offerto 1.000 euro di stipendio, ho risposto che con quella cifra non potevo vivere“) e di colloqui a cui non seguiva mai una risposta, ha inviato il curriculum a una multinazionale con sede a Londra dietro segnalazione di un ex-collega.
“In un paio di giorni mi hanno ricontattato via email, dopo una settimana ho fatto il primo colloquio su Skype“, racconta. “Poi c’è stato un secondo colloquio, durante il quale mi hanno chiesto quanto avrei voluto guadagnare. Mi hanno offerto più di quello che avevo proposto e allora ho deciso di accettare“.
E’ stata dura lasciare famiglia e fidanzata… Ma paradossalmente proprio quest’ultima è stata la molla che l’ha spinto a partire.
“Diversamente non potrei permettermi di metter su casa e famiglia, qui guadagno sei volte lo stipendio che prenderei in Italia. Purtroppo dopo il referendum sulla Brexit la sterlina si è svalutata e questo indubbiamente penalizza“.
Nonostante il deprezzamento della valuta e nonostante la vita nella metropoli sia piuttosto cara riesce comunque a risparmiare, mentre in Italia “arrivavo a fine mese con 50 euro in tasca, senza contare che il mio ex datore di lavoro mi deve ancora degli arretrati“.
Lavorare a Londra dà molte soddisfazioni, perché, dice Giacomo “chi lavora è rispettato“.
Tra il primo e il secondo colloquio ha ricevuto un documento che riportava tutti i suoi doveri e i suoi diritti, così come il contratto che poi ha sottoscritto.
Nessun problema per l’assicurazione sanitaria: se anche l’uscita della Gran Bretagna dall’UE dovesse comportare la mancata tutela assistenziale per lui non cambierebbe nulla, perché gli viene pagata direttamente dall’azienda.
L’unica difficoltà è che in attesa del National Insurance Number definitivo gliene è stato dato uno provvisorio e questo fa sì che non gli sia possibile per il momento aprire un conto in banca.
A Londra, a differenza di altre città e regioni, si è votato in massa per restare nell’Unione Europea, e si capisce il perché. Città multietnica, non teme la presenza degli stranieri che fanno parte integrante della società.
Anche l’esperienza di Giacomo è uno spaccato di questa realtà: nel suo ufficio su 25 persone solo 4 sono britannici, gli altri sono tutti stranieri; l’appartamento in cui abita è in condivisione con un brasiliano, un ceco e un giapponese, solo uno degli inquilini è inglese.
“Tra i miei colleghi ce ne sono che vengono dal Sudafrica e dall’India, ora dopo il referendum qualcuno ha paura di perdere il lavoro. In casa la convivenza va bene, ci si aiuta“.
Difficile davvero pensare Londra solo popolata dagli inglesi!