RISCHIO FACEBOOK, DAL “MI PIACE” DIPENDE LA TUA REPUTAZIONE

Forse quando clicchiamo “Mi piace” in calce a un link o a un commento su Facebook non ne siamo del tutto consapevoli, ma in quel momento stiamo mettendo un mattoncino che andrà a costruire la nostra reputazione online. Questo atto che ripetiamo più e più  volte al giorno in una sorta di compiaciuto automatismo non è di per sé né positivo né negativo, ma comporta effetti e rischi su cui è importante ragionare.
Molti gli spunti offerti in proposito dagli interventi all’Internet Governance Forum di Trento. Partiamo dagli effetti positivi. “Essere consapevoli che la community ci osserva può essere uno stimolo a migliorarsi“, ha affermato Lucio Picci, docente di Economia presso l’Università di Bologna.
Attenzione, però, ha avvertito Picci, perché ciò ha un risvolto (che forse non a tutti può piacere) ed è la selezione dei migliori.
Questo per il momento avviene nel privato. E nel pubblico? Purtroppo non esistono modi codificati per far entrare una valutazione “dal basso” nella sfera pubblica, perché “le politiche dell’agire pubblico non sono identificabili“. Ma il problema non è tecnico è politico, ha sottolineato Picci, portando l’esempio del budget partecipativo di Porto Alegre (Brasile) dove i processi che hanno permesso meccanismi di partecipazione non sono legati alla Rete ma si avvalgono di strumenti tradizionali come le pubbliche assemblee.
E’ toccato a Paolo Massa, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, mettere il dito nella piaga dei rischi che il semplice gesto di cliccare un “Mi piace” comporta e che si collocano in un range che va dalla frammentazione socio-politica all’estremismo. Secondo il ricercatore l’aggregazione derivante dall’espressione dei propri gusti/interessi porterebbe alla creazione di community “chiuse”, dove ciascuno si abitua solo a sentire la voce di chi la pensa come lui e quindi a convincersi che le proprie opinioni sono vere escludendo ogni altra opinione divergente. Di qui  l’incapacità di dialogo con chi la pensa diversamente e la tendenza a comportamenti gregari con conseguente esclusione delle minoranze.
Stefano De Paoli, ricercatore della Fondazione Ahref, ha invece esplorato il mondo dei giochi online. Qui il problema è la sovrabbondanza di reputazione che un avatar può riuscire a ottenere affidandosi a programmi-robots in grado di giocare 24 ore su 24. In un prossimo futuro potrebbe succedere che non saremo più noi a gestire il giudizio degli altri nei nostri confronti, bensì le macchine.
Ma non illudiamoci: in parte questo sta già avvenendo, come ha ricordato Stefano Rodotà. Perché è vero che siamo noi a cliccare sul fatidico “Mi piace”, ma alla fine è un algoritmo a costruire buona parte della nostra reputazione.

Copiare gli scritti altrui non solo è vietato dalla legge, ma è indice di scarso senso etico. Se ti piace quello che ho scritto e lo vuoi riprodurre altrove, fallo pure, ma per favore cita la fonte.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.