IL LINGUAGGIO DI TARANTINI E CO.: NON SOLO PAROLACCE, MA ASSENZA DI PENSIERO

Cazzi, culo, merda, pompa… Non sono tanto le parolacce di cui abbondano le intercettazioni tra Lavitola, Tarantini e la moglie di quest’ultimo (nonché amante del primo) a creare profondo disgusto e istintivo rifiuto.
In fondo le parolacce non sono esclusiva di nessuno e a volte servono a colorire il discorso o a esprimere con più intensità uno stato d’animo o un’emozione che non trova altro sfogo se non quello linguistico.
No, non è questione solo di turpiloquio. Il problema è molto più grave ed è la pochezza del linguaggio e quindi del pensiero di questi signori (?) e signore (?), perché linguaggio e pensiero, come sa chiunque abbia masticato un po’ di linguistica, sono strettamente connessi e si influenzano l’un l’altro.
E se dunque i protagonisti di quello che assomiglia sempre più a un cinepanettone, ma è invece purtroppo la triste realtà della nostra vita attuale, non sanno pronunciare altro che termini riferentisi a parti intime e a prodotti delle medesime non è perché sono degli sboccati, ma è perché nella loro testa non alberga alcun altro pensiero.
Non dirgli tutti i cazzi, perché quella si fa pigliare dalle crisi isteriche e mi fa una capoccia così“, dice Lavitola a Tarantini riferendosi alla di lui consorte.
E più oltre: “Più merda c’è, meglio è“, afferma, riferendosi ai soldi ottenuti con truffe e ricatti e ora al sicuro in una banca estera .
Tu sai che sto con le pezze al culo“, piagnucola il presunto manager in realtà procacciatore di escort  ovvero pappone come si diceva una volta. E infatti lui stesso, in un momento di debolezza si lascia andare e si riferisce alle signorine non con il raffinato termine oggi in voga ma con i più veritieri “baldracche”, puttane” e “troie”.
Anche perché per questi raffinati esponenti del sottobosco politico e affaristico si può immaginare che le donne appartengano tutte, indistintamente, alla categoria delle suddette.
Non a caso Lavitola, rispondendo al premier Berlusconi, afferma convinto: “Io sinceramente non credo che ci sia una donna al mondo che se lei le telefona e le dice “Vieni qua a farmi una pompa”, quella non viene correndo”. 
Questo è il linguaggio, questo è il pensiero. Ringraziamo le intercettazioni che mettono a nudo non tanto il primo, di cui sinceramente faremmo volentieri a meno, quanto il secondo.
Nella speranza che l’emergere di tanta pochezza serva ad alimentare la nostra indignazione e la nostra volontà di spazzare via un mondo che vive ormai con lo sguardo rivolto solo verso il basso, dove abbondano escrementi e latrine.

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Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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