Gridare “ti amo” parlando al cellulare è uno tra i peggiori aspetti delle Nuove Tecnologie secondo il romanziere Jonathan Franzen. Sembra che negli Stati Uniti, in particolar modo a New York dove lo scrittore vive, sia un “vizio” oggi molto diffuso.
Ma perché dispiacersi per un’espressione che esprime sentimenti positivi? Nel lungo articolo pubblicato il 16 novembre sulla “Folha” di San Paolo, di cui sono venuta in possesso grazie a mio fratello Giulio che risiede in Brasile e che me l’ha inviato, Franzen giustifica questa avversione facendola risalire alla sua infanzia. La mamma del piccolo Jonathan era una donna molto romantica, che amava esprimere a voce i propri sentimenti. Non così il padre, uomo schivo e pragmatico, che al massimo riusciva a scrivere le fatidiche parole ma non a pronunciarle.
“Ogni volta che sento uno di quei ti amo gridati nel cellulare mi sento un uomo fortunato per aver avuto il padre che ho avuto – scrive Franzen – Lui amava i suoi figli più di ogni altra cosa. E sapere che provava questo ma non sapeva dichiararlo; sapere che lui poteva confidare nel fatto che io sapevo questo e non mi aspettavo che lui dichiarasse i suoi sentimenti era il nucleo centrale dell’amore che provavo per lui”.
Contorto? Forse, un po’ (con tutto il rispetto per un grande romanziere). Ma provate a pensare alle trasmissioni televisive di casa nostra, Maria De Filippi in testa, dove le dichiarazioni amorose si sprecano condite da profluvi di lacrime e abbracci…. Non assomigliano un po’ ai “ti amo” gridati di cui parla Franzen?
Il romanziere fa risalire questa prevaricazione del privato sul pubblico alla terribile vicenda delle Torri Gemelle, o meglio alla spettacolarizzazione che di quel tragico evento fecero i mezzi di comunicazione di massa.
“Immagini di attacchi e scene dell’abbandono delle due Torri con gli incendi che ne seguirono furono mandate in onda ripetutamente – ricorda il romanziere – Immagini intercalate con lunghi commenti sul prezzo emotivo pagato dai cittadini comuni e e dai loro impressionabili figli”. Franzen, tra l’altro, venne chiamato insieme ad altri scrittori dalla Abc News per commentare l’evento nel corso di una tramissione. Ogni tanto, per interrompere le immagini, veniva concesso a ciascuno dei commentatori uno spazio di 60 secondi.
“Ma quando cercavo di dire che avevo visto tante persone reagire in modo sobrio il conduttore replicava che mi sbagliavo, che gli attacchi alle Torri avevano di fatto cambiato profondamente l’anima di New York”, scrive il romanziere.
Insomma, la spettacolarizzazione dei sentimenti fa audience. E questo non l’hanno capito solo i conduttori Tv ma anche gli spettatori nonché i cittadini qualunque.
“Se la dichiarazione d’amore fosse davvero genuina – è l’opinione di Franzen, a commento di uno dei tanti ti amo gridati in un telefono cellulare – non si dovrebbe avere un poco di attenzione per proteggerla da orecchie indiscrete?”.


