Curiosa, intraprendente e con idee chiare e precise sul mondo delle startup italiane: è Jessica Malfatto, 26enne pubblicista free-lance che ha da poco dato alla luce il libro “Viaggio nella nuova imprenditoria. Startup e innovazione in Italia” per Historica edizioni http://www.jessicamalfatto.it/viaggio-nella-nuova-imprenditoria/
Venti storie di imprenditoria giovanile che rappresentano uno spaccato non certo esaustivo ma comunque interessante delle nuove imprese italiane. Alcune ancora in fase pre-seed, altre già imprese di successo ma che hanno saputo mantenere lo spirito originario.
Molto diversi anche i settori di competenza: si va da startup a contenuto sociale come Save the mom (servizio di supporto alla vita familiare), Plain Ink (servizio per diffondere l’alfabetizzazione), Waynaut (permette di combinare mezzi di trasporto tradizionali e car-sharing), Recyproco (acquisto e vendita di oggetti riutilizzabili), Piano C (coworking e cobabysitter per mamme e bambini), Smart-I (gestione proattiva dell’illuminazione pubblica) e Brain Control (dispositivo per pazienti affetti da Sla), ad altre a contenuto più tecnologico come Open Picus (produce moduli in grado di connettere oggetti a internet), Atooma (personalizzazione delle funzioni del cellulare), Buzzoole (ottimizza la presenza online degli utenti), Betalize (mette in contatto i beta tester con le aziende), Mosaicoon (video advertising), Dropin (musica online collaborativa), Mangatar (giochi social e mobile), ad altre decisamente più “tradizionali” come Tonki (produzione di cornici ecosostenibili). Non mancano piattaforme per la ricerca di lavoro come Jobyourlife (sistema di recruiting basato sulla geolocalizzazione dei curricula professionali), Egomnia (collega mondo universitario e mondo del lavoro), per l’e-commerce come Svinando e Ulaola o per il crowdfunding come Starteed.
L’autrice conosce anche direttamente il mondo delle startup, avendo iniziato come addetta stampa di Jobyourlife. Tuttora collabora come free-lance con alcune neo-imprese.
A spingerla a scrivere questo libro è stata la curiosità, il voler capire quali tra le tante idee belle e attrattive che nascono continuamente potrebbero avere una sostenibilità economica.
“Parlando con alcuni investitori mi sono resa conto che la realtà italiana è molto diversa da quella degli Stati Uniti – afferma Jessica – L’interesse degli angel investor qui da noi si sta spostando verso realtà sì tecnologiche ma che possono avere anche un’utilità sociale. A vincere insomma è il connubio innovazione-tradizione: del resto l’imprenditoria italiana nasce dall’artigianato, la tradizione è nel suo Dna“.
Ma quali sono le motivazioni che spingono molti giovani a dare vita a una startup?
“Innanzitutto il voler creare e veder crescere qualcosa di proprio. Per questo sono disposti a fare molti sacrifici e a vivere per un certo periodo senza sicurezze. Mi hanno raccontato di notti insonni, dovute all’ansia di dover rendere conto agli investitori e in generale a problemi di tipo finanziario. Li spinge una forte passione per quello che fanno e se capita di fallire questo non viene vissuto come una tragedia“.
L’idea generalmente nasce dalla percezione di un bisogno, dalla mancanza di uno strumento o di un servizio che si vuol provare a realizzare per colmare il vuoto.
Molti puntano a una exit (quando la startup viene acquisita da un’impresa già strutturata, ndr.), anche se va detto che in Italia il valore degli investimenti non è elevato come negli Stati Uniti.
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