DogBuddy, la piattaforma europea per gli amanti dei cani

DogBuddy è nata dalla fusione tra due startup, una italiana

Dietro a DogBuddy, la neonata e più grande piattaforma europea che mette in contatto i proprietari di quattrozampe con 10.000 selezionati dog-sitter, c’è un italiano. Si chiama Enrico Sargiacomo, un curriculum di tutto rispetto e una notevole esperienza internazionale. Milanese di nascita, attualmente vive tra il capoluogo lombardo e la città di Barcellona, ma ha soggiornato a lungo anche in Inghilterra. Dopo essersi laureato in International Business & Management Finance presso la Regent’s University di Londra e aver inanellato una serie di esperienze lavorative in campo finanziario e in quello delle telecomunicazioni, è infine approdato al mondo delle startup.

Nata nel dicembre 2014 dalla fusione tra Bibulu, fondata da Sargiacomo, e l’inglese MyDogBuddy di Richard Setterwall, DogBuddy opera in 5 Paesi Europei (Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Italia) e dà lavoro a 20 dipendenti, di cui 3 italiani, distribuiti tra la sede di Barcellona e quella di Londra. Attualmente sono 100.000 i proprietari di cani iscritti alla piattaforma, mentre 80.000 sono le notti di ospitalità presso il proprio domicilio realizzate dai dog sitter. Questi ultimi sono sottoposti a un processo di selezione da parte di DogBuddy, ma possono essere scelti oltre che in base al loro profilo, anche leggendo le recensioni degli altri proprietari che hanno usufruito dei loro servizi.

La fusione che ha portato alla nascita di DogBuddy ha fruttato oltre 2 milioni di finanziamenti

Ma come si è arrivati a questa fusione che, tra l’altro, ha fruttato oltre 2 milioni di euro di finanziamenti da parte di investitori privati e pubblici quali BetaAngels, Caxia Capital Risc, Eversmarter WW e Andrin Bachmann? E’ lo stesso Sargiacomo a raccontarcelo, raggiunto telefonicamente a Barcellona.

Nel 2013 avevo fondato Bibulu, una piattaforma online per creare una community tra i proprietari di cani allo scopo di scambiarsi favori nell’assistenza e nell’accudimento degli animali di affezione. In realtà il vero fondatore di Bibulu è il mio cane Gilberto! Gli sono molto affezionato ma ho sempre viaggiato per lavoro e anche per svago e avevo quindi necessità di trovare qualcuno a cui affidarlo durante i periodi di assenza. Gli amici la prima volta ti dicono di sì, alla seconda nicchiano… Ancora più riottosi i familiari, che non perdono l’occasione per farti notare che loro ti avevano avvisato dell’impegno che ti saresti assunto prendendoti un cane… Quando portavo a spasso Gilberto (che per la cronaca è un incrocio tra un segugio spagnolo e un griffon francese, ndr.) incontravo molte persone che avevano il mio stesso problema. Ma dopo un po’ mi sono accorto che non funzionava, perché la maggior parte chiedeva favori senza poi ricambiare. Così ho cominciato a studiare i miei competitor: ho visto che negli Stati Uniti una piattaforma simile prevedeva una retribuzione sia pur non elevata dei servizi prestati e questo mi ha fatto cambiare modello di business”.

Come Bibulu avevate partecipato a qualche programma di accelerazione?

Sì, avevamo partecipato al programma di un incubatore spagnolo, SeedRocket. E’ stato molto utile, soprattutto all’inizio“.

Avete incontrato difficoltà poi con la fusione con MyDogBuddy?

Le difficoltà maggiori sono state il doversi adattare a mercati tra loro diversi e doversi confrontare con diverse strategie di marketing“.

Come giudica, dal suo osservatorio internazionale, il mondo italiano delle startup?

L’Italia è molto indietro rispetto a realtà come Berlino, la Catalogna o Londra. Ci sono pochi Venture capitalist, troppa burocrazia e poca visione. La creatività non manca, ma si fa fatica a tradurla in innovazione. A Barcellona o a Londra basta avere un’idea e aver voglia di rimboccarsi le maniche per realizzare un’impresa, in Italia questo purtroppo non basta”.

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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