Lingue straniere: nasce Naboomboo, il modello è la Banca del Tempo.
Si chiama Naboomboo la startup che permette di condividere la conoscenza delle lingue e allenarsi nella conversazione con utenti madrelingua. Grazie a un Salvadanaio del Tempo è possibile accumulare minuti di conversazione nelle lingue e sugli argomenti preferiti (molto gettonato in questo periodo l’argomento viaggi) mettendosi a disposizione perché altri possano conversare nella nostra lingua nativa.
Ed è proprio questo aspetto social, basato sulla condivisione e sulla gratuità, che distingue Naboomboo da altre piattaforme per l’apprendimento delle lingue come per esempio Babbel o Abaenglish.
“La nostra è una startup innovativa a vocazione sociale – tiene infatti a sottolineare Daniele Pozzo, responsabile Pianificazione strategica – Alla base c’è l’idea della condivisione e la convinzione che tutti noi in quanto parlanti una lingua possediamo un tesoro che può essere messo a disposizione degli altri“.
Naboomboo è nato da un’esigenza personale di due componenti del team: lo stesso Daniele Pozzo e Antonio De Marco, che si occupa della Pianificazione tecnologica. Entrambi ingegneri gestionali hanno frequentato l’Università a Parigi. Una volta tornati in Italia si sono resi conto che avrebbero presto dimenticato la lingua appresa all’estero se non avessero continuato ad allenarsi nella conversazione. Hanno raccontato la loro idea ad alcuni amici che si sono appassionati al progetto e sono entrati a far parte del team: Carlo Lanzavecchia, il “creativo” del gruppo, si occupa di Ergonomia e design, mentre Matteo Padovano è addetto allo Sviluppo web, Riccardo Rebora al Marketing digitale e Willem Bot alla Comunicazione.
La startup aderisce a Torino Social Innovation, un incubatore voluto dalla Regione Piemonte per sostenere la nascita di imprese in grado di rispondere a bisogni sociali emergenti.
Naboomboo ha appena vinto un round da 200.000 euro con Club Digitale.
Gli inizi, come spesso succede, non sono stati facili. La startup ha partecipato a diversi bandi tra cui Start Cup del Politecnico di Torino e Think for social di Vodafone.
“Arrivavamo sempre tra i finalisti, ma senza mai riuscire ad aggiudicarci premi in denaro“, racconta Daniele.
Tre mesi fa, la svolta: dal Club Italia Investimenti arrivano 50.000 euro cui si aggiungono, una quindicina di giorni fa, altri 200.000 euro da Club Digitale.
“Adesso ci sono le basi per crescere – afferma Daniele – Abbiamo appena preso un tirocinante e da settembre una persona verrà assunta. Vogliamo creare un business sostenibile, per il momento non puntiamo a una exit“.
Già il business. Ma come si crea profitto senza far pagare gli utenti?
“Le scuole di lingue ci vedono come il fumo negli occhi: hai presente i taxisti e Uber?”.
Nel novembre 2014 la startup va a Berlino e partecipa a Expolingua. Qui incontra diverse scuole a cui propone di collaborare. Ma le più tradizionali rifiutano, li vedono come concorrenti e basta, un po’ come Uber per i taxisti o Airbnb per gli alberghi. Non importa se Naboomboo in realtà non insegna le lingue ma piuttosto consente di allenare una conoscenza già acquisita, magari proprio grazie a una scuola.
Alcune realtà più illuminate si sono però dette disponibili e con loro saranno quindi avviati programmi di integrazione.
Altre fonti di reddito deriveranno dalla possibilità di acquistare pacchetti di conversazione per chi non ha tempo da mettere nel Salvadanaio e dalla vendita di spazi pubblicitari.




