DbGLOVE: da prototipo a prodotto grazie a partner internazionali

DbGLOVE

Ci sono voluti due anni di duro lavoro ma ora DbGLOVE, il guanto che fa comunicare i sordo-ciechi e i ciechi in modo del tutto autonomo, ha superato la fase della prototipazione per diventare un prodotto a tutti gli effetti.

Il primo utilizzatore sarà Francesco Mercurio, ragazzo sordocieco che lavora per la Lega del Filo d’Oro di Osimo. La sua testimonianza e la sua gioia nell’indossarlo hanno commosso tutta la platea dei partecipanti alla presentazione organizzata lunedì 23 dal Rotary Club Bari Sud.

Oggi e domani (26-27 maggio) il tour di presentazione, iniziato il 19 a Londra, farà tappa a Berlino per il Global Health Entrepreneurship. Il 15-16 giugno sarà di nuovo nella città tedesca dove Intact Healthcare, la startup da cui è nato, sarà protagonista a SMAU.

DbGLOVE: i partner internazionali

Senza di loro sarebbe stato difficile o forse addirittura impossibile passare dalla fase di prototipazione al prodotto che oggi è diventato.

I grant conquistati a Londra con IC tomorrow e a Berlino con l’IoT Accelerate BERLIN hanno reso possibili alcuni importanti miglioramenti in termini di usabilità del prodotto e la produzione di un certo numero di pezzi che ora potranno essere sperimentati.

La società finlandese Ed-Design ha realizzato un design meno invasivo e più adatto a essere indossato, con materiali flessibili e quindi adattabili ai movimenti della mano.

La collaborazione con RNIB, associazione di ciechi e sordo-ciechi basata a Londra, ha permesso di far produrre all’azienda finlandese Mariachi una decina di dispositivi pronti per l’utilizzo e senza le limitazioni del prototipo realizzato “in casa”. Due di questi verranno utilizzati per una parte della sperimentazione in Italia con la collaborazione della Lega del Filo d’Oro.

DbGLOVE: un prodotto per 350 milioni di potenziali utilizzatori

Il dispositivo è l’unico esistente per i sordo-ciechi: il guanto utilizza l’alfabeto Malossi, un alfabeto facile e intuitivo inventato da un sordo-cieco italiano; toccando o pizzicando diverse aree della mano, ciascuna corrispondente a una lettera, si possono comporre e trasmettere messaggi comprensibili da un altro interlocutore.

I sordociechi sono in tutto il mondo 1 milione e mezzo; ma se a questi si aggiungono le persone con problemi gravi di vista e udito la platea potenziale arriva a toccare i 350 milioni.

A rendere appetibile il dispositivo a questa platea più vasta sarà anche il minor costo, che si collocherà tra i 250 e i 600 euro, mentre attualmente i dispositivi esistenti per i ciechi che utilizzano l’alfabeto Braille hanno un costo che va dagli 800 ai 1.200 euro.

I papà di DbGLOVE sono due trentenni pugliesi

Si chiamano Nicholas Caporusso e Gianluca Lattanzi i due giovani pugliesi a cui si deve la nascita di DbGLOVE. Ecco la loro storia raccontata da Gianluca.

Io e Nicholas eravamo compagni di università nella Facoltà di Informatica a Bari. Nell’anno 2004-2005 la professoressa di Interazione Uomo-Macchina lanciò a tutti noi una sfida per superare il suo esame: sviluppare una soluzione informatica utile ad aiutare le persone nelle attività della vita comune. In quel periodo Nicholas faceva il servizio civile presso un’associazione in cui erano presenti ragazzi ciechi e sordo-ciechi e fu lì che scoprì il linguaggio Malossi. Il progetto presentato all’esame fu proprio una prima versione casalinga di quello che sarebbe diventato, dopo tanti anni, dbGLOVE. Dopo l’università le nostre strade si sono divise: lui è stato per diversi periodi all’estero, mentre io ho fondato una piccola azienda di Informatica in Puglia. Nel 2011 ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto di avere molte cose in comune, tanto che insieme abbiamo fondato un’associazione che si chiama QIRIS e che promuove l’autoimprenditorialità: a tutti e due infatti piace l’idea di trasferire le nostre esperienze ai ragazzi del territorio per un’imprenditoria legata al sociale“.

L’avventura di Nicholas e Gianluca è iniziata con la partecipazione nel 2008 al bando Principi Attivi della Regione Puglia, dove hanno ottenuto un grant da 25.000 euro, a cui ha fatto seguito nel 2013 un finanziamento da 100.000 euro della Camera di Commercio di Bari grazie al quale hanno potuto fondare la loro startup.

Da allora di strada ne hanno fatta parecchio, lavorando a testa bassa, senza troppi clamori.

In Italia occorre fare più sistema e avere più fiducia nelle startup. Le aziende ci vedono ancora come competitor e non come una risorsa, invece all’estero ci aprono le porte perché capiscono che abbiamo competenze da valorizzare. Il mio suggerimento per l’ecosistema italiano è: meno pitch e meno competition, lavorare sodo e aiutare le startup ad andare sul mercato“.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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