Expo 2015: come e perché visitare il Future Food District

Carlo Ratti

Il progettista del FFD è un architetto di fama internazionale.

Ha progettato il Future Food District di Expo 2015 ed è a tutti gli effetti un’archistar, anche se forse non ci tiene a essere definito tale.
Carlo Ratti vanta infatti un curriculum eccezionale, anche se non lo si vede nei talk show.

Ha studio a Torino e insegna al MIT di Boston dove dirige il Senseable City Lab. Coautore di oltre 250 pubblicazioni, collabora con la rivista Domus e ha scritto per la BBC, La Stampa, Scientific American e New York Times. I suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Venezia, al Design Museum di Barcellona, al Science Museum di Londra, al GAFTA di San Francisco, al MoMA di New York e al MAXXI di Roma. Nel 2010 il Blueprint Magazine l’ha incluso tra i 25 professionisti che cambieranno il mondo del Design e nel 2011 Fast Company l’ha classificato uno dei 50 più influenti Designers d’America. Nel 2008 ha curato per l’Expo di Saragozza il Digital Water Pavillon.

Il Future Food District, che nei prossimi giorni sarà aperto al pubblico all’interno dell’Esposizione universale di Milano, è una delle aree tematiche e si trova nel cuore del sito espositivo proprio all’incrocio tra il cardo e il decumano. Si compone di due spazi: il Supermercato, un padiglione di 2.500 metri quadri, e una piazza pubblica estesa circa il doppio e sulla quale si trova una struttura polivalente, l’Exhibition Area, dove l’Aula del Futuro ospiterà i giovani cittadini di domani.

E’ stato realizzato in collaborazione con Coop, che per l’occasione ha lanciato un contest sull’innovazione aperto anche ai propri dipendenti under 35.

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Expo 2015: perché visitare il Future Food District.

Al professor Ratti abbiamo chiesto di spiegarci qual è la vision che ha ispirato la progettazione del FFD e in particolare qual è il ruolo svolto dalle tecnologie.

Cercare di usare nuovi strumenti per permettere ai prodotti di raccontare le loro storie e quindi stimolare un consumo più informato e consapevole: questa una delle nostre ispirazioni. Gli articoli, esposti non su scaffali bensì su grandi tavoli come in un mercato tradizionale, ci raccontano la loro origine e le loro caratteristiche in modo immediato (sfiorandoli con la mano si attivano contenuti interattivi su grandi vele specchianti che li sovrastano). Una maggior tracciabilità dei prodotti permette anche l’instaurarsi di nuove relazioni tra le persone. Grazie alle maggiori possibilità di condivisione offerte dalle reti, perché non pensare al supermercato come luogo di scambio aperto a tutti? Nel solco della tradizione cooperativa italiana, alcune aree saranno dedicate proprio ai micro-produttori, come l’associazione delle “Cesarine”, casalinghe che si propongono di “custodire e diffondere il patrimonio di sapienza, tradizione e cultura nascosto nelle mille ricette della nostra cucina regionale.” Insomma, una specie di condivisione dei prodotti alla AirBNB, in cui ciascuno può potenzialmente diventare sia produttore sia consumatore”.

Expo 2015: come visitare il Future Food District.

Mancano ormai pochissimi giorni all’inaugurazione dell’Esposizione Universale. Quali consigli può dare a coloro che visiteranno il FFD per vivere al meglio l’esperienza?

Suggerirei di partire dal Supermercato e di fare proprio la spesa, testando dal vivo le nuove interazioni coi prodotti. Poi suggerirei di rilassarsi nell’area esterna, dove grandi aiuole coltivate diventano anche spazio di condivisione per consumare i cibi acquistati. Lì saranno anche visitabili dei piccoli exhibit dedicati alle colture urbane o alla produzione di alghe e insetti. Infine crediamo sia importante raccogliere e lasciare una traccia dell’esperienza di visita. Per questo abbiamo progettato due plotter – i più grandi mai costruiti al mondo – che trasformano le facciate del padiglione in mutevoli canovacci, componendo un quadro cangiante a partire dai ritratti dei visitatori”.

Nel 2008 ha progettato il Digital Water Pavillon per l’Expo di Saragozza. Quali differenze ha rilevato con l’attuale progettazione?

Il tema dell’Expo 2008 di Saragozza era l’acqua e usando l’acqua abbiamo avuto la possibilità di progettare un vero e proprio edificio. A Milano per il FFD ci siamo trovati a dover lavorare su un tema molto complesso e con uno spazio già determinato nelle sue forme primarie, un contenitore da riempire. Ciò pone molti vincoli; abbiamo quindi deciso di concentrarci sull’esperienza del visitatore, in particolare su quella di acquisto all’interno del supermercato, cercando di trasformare quest’ultimo in un luogo di sperimentazione”.

“Le nuove tecnologie possono favorire la nostra economia”.

Carlo Ratti ha studio in Italia ma insegna al MIT di Boston e collabora con istituzioni e media in diverse parti del mondo: da questo osservatorio internazionale come giudica l’attuale situazione del nostro Paese?

L’Italia spesso è un po’ schizofrenica. Come scrive Giuliano Da Empoli nel suo ultimo libro siamo un Paese che si divide tra gondolieri e futuristi, ovvero tra chi si oppone al cambiamento e chi invece lo persegue a ogni costo cercando di far tabula rasa del passato. La vera innovazione invece di solito viene da una posizione intermedia, incrementale. Parlando di ambiente urbano, le grandi innovazioni tecnologiche del XX secolo erano ingombranti e non compatibili con i nostri centri storici e il nostro patrimonio culturale e naturalistico. Oggi le nuove tecnologie, proprio perché leggere e invisibili, potrebbero adattarsi perfettamente alle nostre città e favorire la nostra economia. Nel futuro, i bei centri storici delle nostre città potrebbero diventare nuovamente aree attive e produttive. Potrebbe essere possibile riportare l’industria nei vecchi centri cittadini, ma un nuovo tipo di industria: pulita, leggera, fondata sulla conoscenza. Qualcosa di simile, in un certo senso, agli antichi modi di produzione medievali, come se il nostro passato rimanesse criptato nel nostro futuro”.

Purtroppo l’Architettura oggi in Italia è tra i settori che risentono maggiormente della crisi. Che cosa può consigliare ai giovani architetti per avere maggiori opportunità di carriera?

Suggerirei di guardarsi attorno senza pregiudizi. Il mondo delle start up è, per esempio, molto interessante: si tratta di un modello nuovo per gli architetti, che permette di portare avanti delle idee senza una committenza tradizionale. Il grande architetto messicano Luis Barragan una volta scrisse: “Sono stufo di dover dare ascolto a clienti che mi parlano dei loro gusti. Vadano alla malora. D’ora in avanti mi dedicherò a un solo cliente: me stesso”. Fu a questo punto della sua carriera, all’età di quasi cinquant’ anni, che iniziò ad affermarsi come un “artista solitario e silenzioso” (la definizione è dello scrittore Octavio Paz), capace di elaborare in isolamento quel linguaggio architettonico rivoluzionario che lo portò al Pritzker. Ecco oggi molti progettisti possono, come Barragan, mandare alla malora i loro clienti tradizionali e cercare i fondi per portare avanti le loro idee in rete o su Kickstarter, attraverso una start up”.

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Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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