Italian Digital Day: a Venaria l’Italia che cambia

Italian Digital Day

Sabato 21 primo incontro nazionale dei Digital Champions.

All’Italian Digital Day l’Italia che cambia è Valeria, 14 anni, che vuole una scuola che riesca a motivare anche i ragazzi a cui “manca la voglia di conoscere“. E’ Daniele Trinchero, che in un piccolo paese del Piemonte, Verrua Savoia, ha dato vita all’associazione “Senza fili, senza confini” per portare la banda larga nelle zone dove i gestori privati non hanno interesse a investire. E’ Sofia Maroudia, che con Action Aid si occupa di innovazione nel sociale. E’ Alfonso Molina e la sua Fondazione “Mondo Digitale” con cui dà una speranza per il futuro ai giovani Neet. E’ Matteo Troia, che si occupa di alfabetizzazione digitale degli anziani.

L’Italia che cambia sono Daniel Lanfrey e Donatella Solda del Miur, che spiegano perché è importante avere un Piano per la scuola digitale che aiuti a colmare le disparità tra gli istituti scolastici, e Salvatore Giuliano, preside dell’Itis Majorana, uno dei pionieri in questo campo. E’ Giorgio Ventre, che parla dell’importanza di insegnare ai bambini il pensiero computazionale. E’ don Andrea dell’istituto Cottolengo che dice “la tecnologia può fare molto per i più bisognosi“.

L’Italia che cambia è Carlo Mancosu, uno degli inventori del Sardex, la moneta virtuale con cui circa 3.000 imprese si finanziano reciprocamente e che ora le Nazioni Unite vorrebbero esportare nei Paesi in via di Sviluppo. E’ Marialetizia Gardoni, che rappresenta i 60.000 giovani di Coldiretti e parla di business ma anche di trasparenza e lotta alla contraffazione. E’ Andrea Pontremoli, general manager di Dallara, un’azienda di Parma che produce auto da corsa, che spiega come reinvestendo gli utili in innovazione si può vincere sul mercato.

L’Italia che cambia è Roberta Vinci, finalista agli US Open 2015, che si prende l’applauso più lungo di tutti perché è una che dà il massimo e corre veloce, due cose che la accomunano agli innovatori.

L’Italia che cambia sono le centinaia di Digital Champions che hanno ascoltato i tantissimi interventi (oltre ai già citati, anche quelli di Piero Fassino, Sergio Chiamparino, Mario Rasetti, Marco Patuano, Juan Carlos de Martin, Mario Rosati, Antonio Palmieri, Renato Soru, Antonio Campo Dall’Orto, Mauro Cristoforetti, Alessandro Baricco, Paolo Barberis, Roberto Viola, Marco Bicocchi Pichi, Salvo Mizzi, Giampaolo Colletti, Paolo Ghezzi, Marianna Madia e altri) e che lavorano ogni giorno sul territorio per promuovere l’inclusione di chi a causa del digital divide rischia di restare indietro.

Italian Digital Day

Italian Digital Day

L’Italia che cambia è il Digital Champion nazionale Riccardo Luna, che con molto coraggio ha dato vita al movimento dei Digital Champions e all’Italian Digital Day faceva gli onori di casa.

Italian Digital Day

Italian Digital Day

L’intervento del Presidente Matteo Renzi.

Lungo e appassionato l’intervento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, arrivato in tarda mattinata.

Il digitale non deve essere una cosa per nerd“, ha esordito, “ma un’occasione per gli italiani di essere se stessi“. Perché “abbiamo una grande genialità, basta pensare al Rinascimento, e abbiamo avuto inventori che hanno scoperto il telefono e il personal computer“.

Insomma, l’Italia è un Paese straordinario, ma deve credere di più in se stesso e smetterla di piangersi addosso.

Dopo aver rivendicato le cose fatte (“abbiamo fatto quello che si doveva fare negli ultimi vent’anni“) e già illustrate da Paolo Barberis (Piano nazionale Banda ultralarga, Progetto Italia Login, Piano per la Scuola digitale, DL Crescita 2.0 per il sostegno alle startup) ha parlato del futuro.

Assodato che la banda larga “resta la madre di tutte le battaglie“, con il digitale si può fare un Paese “più semplice e più giusto, perché è stato reso tutto troppo complicato perfino pagare i debiti“.

Partendo dall’educazione, dalla scuola (“don Milani diceva che la scuola è il luogo dove si può vincere la scommessa dell’uguaglianza”).

Ma attenzione: la scuola digitale non è solo usare la lavagna interattiva.

I giovani sono bombardati da tantissime informazioni, bisogna dare loro gli strumenti per acquisire una coscienza critica che li aiuti a interpretarle. No ai tecnicismi esasperati, ma tanta passione e riportare la parola educazione al centro”. E scommettere sul talento, come nel Rinascimento quando i giovani talentuosi venivano mandati a imparare nelle botteghe degli artisti e degli artigiani.

Per un’Italia più giusta occorre anche che tutti paghino le tasse. Per questo bisogna che le banche dati dialoghino tra loro “in modo che con un clic si sappia chi ha pagato e chi no”.

Inevitabile, a pochissimi giorni dai terribili fatti di Parigi, parlare di terrorismo.

Sono per aumentare i controlli e ci vogliono più investimenti sulla sicurezza, ma ci vogliono anche più scuola, periferie più vivibili e soprattutto dobbiamo ricordarci chi siamo e quali sono i nostri ideali più profondi. Le tecnologie sono esaltanti, ma il fattore umano è la chiave di tutto. Dobbiamo restare umani, dobbiamo essere social, che non vuol dire stare sui social network ma vuol dire occuparsi degli altri“.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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