Mary Franzese: “Così ho costruito la brand identity di Neuron Guard”

Mary Franzese

Mary Franzese, 30 anni, laurea in Economia e master in Imprenditorialità e strategia aziendale ha contribuito in modo fondamentale al successo della startup Neuron Guard. Al GammaForum 2016 è stata premiata con il “Giuliana Bertin Communication Award”, riconoscimento che va all’imprenditrice che meglio ha saputo raccontare e promuovere l’azienda sui media.

Per costruire la brand identity occorre una strategia

Saper comunicare una startup è fondamentale per il suo successo. Ma per costruire una brand identity vincente occorre una strategia.

Neuron Guard è una startup che opera nel settore biomedicale. Ha sviluppato un sistema di ipotermia portatile, simile a un collare, che riduce i danni cerebrali causati da ictus, arresto cardiaco o trauma cranico grave. Fondata nel 2013 dal medico anestesista Enrico Giuliani e da Mary Franzese ha già ricevuto diversi riconoscimenti (2° posto Intel Business Challenge Europe in Lituania e 1° posto Intel Global Challenge nella categoria IoT Hardware negli Usa, in Italia il premio Marzotto) e ottenuto finanziamenti per 1 milione di euro.

Ma costruire una comunicazione efficace non è stato facile.

Innanzitutto abbiamo cercato un nome in grado di evocare la nostra unique value proposition, ovvero il trattamento precoce sul luogo dell’evento che è la chiave per salvare il cervello da danni irreversibili, e poi un logo, uno scudo con una rete neuronale, in grado di evocare il messaggio di salvaguardia del distretto cerebrale – spiega Mary FranzeseMa nome e logo non sono sufficienti: occorre anche una vision, ovvero quella strategia invisibile su cui si fonda l’intera cultura aziendale: posizionare un kit Neuron Guard in tutti i luoghi pubblici, così come è stato fatto per il defibrillatore automatico“.

Tutto questo, però, non è ancora sufficiente.

Oggi più che mai è necessario individuare i diversi attori che ruotano intorno al nostro ecosistema, i cosiddetti stakeholder, e sfruttare dei canali comunicativi come i social network che permettono ai follower di interagire con chi si occupa della comunicazione in azienda. Nel nostro settore specifico l’elemento imprescindibile nella definizione della strategia è quello di migliorare e salvare la vita delle persone. Per questo motivo trasmettiamo quotidianamente dei messaggi che possano rispondere con veridicità e accuratezza alla domanda ‘come possiamo soddisfare i bisogni dei nostri utenti?’

Social network, il modo più immediato per raggiungere gli interlocutori

Il mondo dei social network è in continua espansione ed evoluzione, non è facile utilizzarli tutti e soprattutto nel modo migliore. Neuron Guard attualmente è presente su LinkedIn, Facebook, Twitter, ma non ancora su Instagram.

E’ grazie alla presenza sui social network se la startup è stata contattata dall’università di Cambridge (Regno Unito) per dare vita a una collaborazione nella ricerca clinica e nello sviluppo della progettazione.

L’utilizzo dei social, così come l’avere un sito internet, sono aspetti da cui una startup non può prescindere. E’ importante però anche il modo in cui si utilizzano questi canali. Io sono solita pubblicare su Facebook e Twitter quasi quotidianamente: un aggiornamento sul primo, da 2 a 3 tweet sul secondo. Su LinkedIn condivido una-due volte a settimana gli articoli che ci riguardano e che riportano risultati importanti ottenuti da Neuron Guard. Aggiorno il sito internet all’uscita di articoli che parlano di noi, oppure pubblicando notizie direttamente sul nostro blog. L’obiettivo è fare in modo che i nostri interlocutori di riferimento siano allineati sul nostro percorso imprenditoriale e siano i primi ad avere aggiornamenti costanti e puntuali su di noi“.

Anche i migliori però a volte possono sbagliare. Mary Franzese non ha difficoltà ad ammetterlo, anche perché sostiene che è stato proprio dagli errori commessi che ha appreso le lezioni migliori.

Ricordo i primi tempi in cui mi occupavo dei social media. Pubblicavo articoli sulla base dei miei gusti senza considerare il settore di riferimento. Mi sono resa conto dell’errore quando ho notato un drastico crollo nel coinvolgimento dei follower… Chi decide di fondare una startup deve essere consapevole delle forze culturali in atto, deve conoscere e farsi portavoce del DNA dell’azienda e deve nutrire e condividere passione ed energia, elementi di cui il team e la visione necessitano, deve essere stimolante e motivazionale avendo la tenacia e la prontezza di gestire e affrontare i continui cambiamenti“.

Neuron Guard: i prossimi traguardi

La startup di Enrico Giuliani e Mary Franzese sta per affrontare nuovi importanti traguardi.

Il primo è quello dei test sull’uomo, visto che finora sono stati fatti solo in laboratorio. Saranno realizzati nel prossimo mese di febbraio a Cambridge ed entro l’estate 2017 sono attesi i primi risultati.

L’altro traguardo riguarda la raccolta di ulteriori fondi: servono 2 milioni e mezzo di euro, una cifra non trascurabile che si spera di raccogliere partecipando a competizioni come il premio Marzotto in cui Neuron Guard è tra i finalisti e partecipando ai programmi europei.

La startup ha avviato contatti anche con fondi italiani di Venture Capital (l’invenzione è al momento brevettata in Italia, ma si stanno attendendo le risposte del deposito anche in altri 13 Paesi).

In chiusura una battuta d’obbligo riguarda la scarsa presenza femminile nell’ecosistema startup italiano, a cui Mary Franzese risponde così:

Dovermi confrontare con un ambiente maschile e a volte maschilista personalmente mi dà la carica. L’esito delle recenti elezioni Usa è la conferma che la misoginia esiste. Per combatterla dobbiamo spronare gli uomini a coinvolgerci di più guardando alle competenze che abbiamo“.

 

 

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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