Minacce su Facebook e Twitter, le reazioni emotive non servono

Minacce su Facebook

Insulti, minacce, fotomontaggi raccapriccianti: il web è anche questo. E ce ne accorgiamo solo ora? Purtroppo si sa, i problemi si scoprono solo quando vanno a colpire nomi e volti noti, come la presidente della Camera Laura Boldrini e il direttore del TgLa7 Enrico Mentana.

Minacce a Boldrini su Fb. E Mentana lascia Twitter

Prima la neo-Presidente della Camera Laura Boldrini, fatta oggetto di minacce di morte, stupro e tortura sulla propria pagina Facebook  e su alcuni siti con contenuti razzisti e violenti.

Nelle ultime ore è toccato invece al volto più noto de La7 Enrico Mentana, giornalista di indubbio talento e notevole resistenza fisica come abbiamo potuto constatare nel corso delle ultime vicende politiche rispetto alle quali ha fornito una copertura, come si dice in gergo, pressocché totale.
Lui, indignato per una serie di insulti ricevuti via Twitter, ha deciso di staccare la spina.

Verrebbe da chiedere: cara Boldrini, caro Mentana, ma dove eravate? Ma vi accorgete solo ora che la Rete è anche questo? E davvero si può pensare di passare un colpo di spugna su uno dei mezzi più potenti che abbiamo tra le mani e che insieme agli aspetti negativi ne ha altrettanti di positivi?

Il fatto è che questo è un mondo complesso e la complessità a molti non piace. Troppo faticoso inoltrarsi nei meandri di una realtà che pone problemi nuovi, i quali a loro volta richiedono soluzioni inedite.
In questi giorni mi è capitato di leggere tanti commenti sbrigativi del tipo “le leggi esistono già, basta applicarle”.
Siamo proprio sicuri che quelle che esistono siano adeguate?

Minacce sui social: il problema dell’anonimato

Mentana per esempio si scaglia contro l’anonimato di chi pubblica commenti in Rete.
Ma grandi quotidiani nazionali non hanno forse pubblicato in passato editoriali firmati con pseudonimi? E qualcuno se n’è mai lamentato? Perché un nickname altro non è che uno pseudonimo e, come giustamente precisa Guido Scorza su Il Fatto quotidiano, un conto è l’anonimato di chi sceglie di non mettere il proprio nome e cognome e un conto è l’anonimato di chi si rende irraggiungibile utilizzando false identità o altri mezzi illeciti.

Ma certo tra il web e la carta stampata ci sono grandi differenze e queste fanno sì che le leggi che valgono per l’una non sempre siano sufficienti per l’altro.
Per esempio, sul web tutto può essere scritto ma anche cancellato nel giro di pochi secondi.

E poi in Rete c’è una viralità, ovvero una capacità di diffusione rapida e ampia di una notizia, che non è pensabile neanche lontanamente su un giornale quotidiano, tanto più se in forma cartacea.
Insomma, i problemi sono tanti e complicati. E certamente non giovano le reazioni emotive, che invece si sprecano quando si parla della Rete.

Mi ha favorevolmente colpito il lavoro fatto da Apogeonline che in tempi non sospetti (ma ora il quadro andrebbe forse aggiornato) ha voluto fare il punto sulla legislazione che riguarda Internet.

Anticipo che la lettura non è certo facile né divertente.
Ma l’emotività, sia di chi condanna che di chi difende a spada tratta senza mai voler discutere o criticare, sta diventando davvero troppo pericolosa.

Annamaria Vicini
Annamaria Vicini
Giornalista pubblicista ho collaborato con quotidiani nazionali (L'Unità, Corriere della Sera, Il Giorno) e, dopo essermi trasferita da Milano in Brianza, con testate a carattere locale. Fulminata sulla via del web, sono passata nel 2001 a dirigere un sito Internet e una tivù a circuito chiuso nell'ambito della Grande Distribuzione. Ho realizzato house organ aziendali e mi sono occupata di Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni. Attualmente lavoro come free-lance e sono Digital Champion di Merate (Lc).

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